Pensare che domenica avrebbe potuto giocare a San Siro contro il Cagliari, se il destino e i ripensamenti nerazzurri non avessero cambiato il corso della storia, e forse della sua carriera. Invece Leonardo Spinazzola, qualche ora più tardi, ha preso posto sulla corsia sinistra della Roma nel derby, e non solo: lo ha vissuto da protagonista assoluto, risultando tra i migliori in campo (difficile sceglierne uno, viste le ottime prestazioni di buona parte dei giallorossi). Seconda gara consecutiva da titolare in campionato dopo quella di Marassi, anche in quel caso da sette in pagella, impreziosita dall'autogol procurato sul finire del primo tempo.

Domenica pomeriggio, con Santon deputato di fatto al ruolo di terzo centrale, Leo ha goduto di maggiore libertà in fase di spinta, senza però per questo trascurare la fase difensiva. Di fronte aveva uno dei clienti più scomodi (e veloci) della Serie A in materia di fasce, Lazzari, ma l'ex spallino è stato letteralmente frastornato dalle sgroppate del numero 37. La capacità di giocare con entrambi i piedi hanno seminato il panico nella retroguardia biancoceleste, tanto da spingere Inzaghi a sostituire il già ammonito Luiz Felipe (centrale di destra nella difesa a tre) all'intervallo.

In sede di commento prepartita, in qualche salotto televisivo c'è stato anche chi si è indignato per l'esclusione di Kolarov, ma alla fine il campo ha dato ragione a Fonseca. Che, essendo il tecnico, non deve rendere conto a nessuno delle sue scelte. Ha escluso Florenzi e il serbo, apparsi in evidente debito d'ossigeno a Torino contro la Juventus, e ha dato spazio a Spinazzola e Santon: entrambi lo hanno ripagato con ottime prestazioni, quella dell'ex interista solo in parte sporcata dalla respinta goffa di testa che ha portato al pareggio degli altri. Me, per entrambi, il voto è ben oltre la sufficienza. E Spinazzola, tornato a Roma con lo stesso sorriso che aveva il giorno del suo arrivo la scorsa estate, ora si candida a giocare di nuovo titolare sabato sera, al Mapei contro il Sassuolo.

I neroverdi a destra hanno un'ala tecnica e veloce come Berardi, perciò ci vorrà qualcuno in grado di tenere il passo. In attesa che rientri Zappacosta, del resto, la capacità di giocare su entrambe le fasce fa dell'ex juventino un jolly preziosissimo per la Roma. Stava per essere sacrificato per arrivare a Politano, ma alla fine l'Inter lo ha rispedito nella Capitale, facendolo sentire «difettoso». Tanto meglio: mai mancata cessione fu più azzeccata. Soprattutto perché l'essere stato "scartato" (per usare un eufemismo) dall'Inter lo ha fatto tornare in giallorosso con una motivazione feroce: quella vista nelle ultime due partite.