Oltre all'effetto pratico che in questi giorni di preparazione di Parma-Roma ha fatto riafforare il ricordo a tutti per via della squalifica per due turni rimediata da Dzeko, la disfatta di 350 giorni fa a Firenze (col 7-1 che mandò tutta Roma in tilt, i viola in semifinale e i giallorossi a casa, e di lì a poco con tutto il gruppo di comando dello scorso anno) rappresenta una macchia indelebile nel rapporto che ogni tifoso giallorosso ha con la Coppa Italia. Un rapporto di odio e amore che passa attraverso le gioie di 9 trionfi (lo score più alto dopo i 13 successi della Juventus, che ha staccato la Roma proprio in virtù delle 4 vittorie tra il 2015 e il 2018), l'amarezza di otto secondi posti e la macchia delle più recenti eliminazioni, sempre contro squadre meno dotate (la stessa Fiorentina nel 2015, l'incredibile sconfitta ai rigori con lo Spezia, la Lazio in semifinale nel 2017, il Torino di Mihajlovic...), per via di generiche sottovalutazioni o delle approssimative gestioni dei diversi tecnici.

Stavolta ci prova Fonseca, con un cammino assai meno semplice di altre stagioni per arrivare al doppio confronto di semifinale: il calendario delle gare ad eliminazione diretta in gara secca prevede infatti gli ottavi stasera a Parma contro la brillantissima squadra di D'Aversa e in un orario notturno (calcio d'inizio ore 21,15, se si dovesse arrivare fino ai rigori si sforerà la mezzanotte) e gli eventuali quarti mercoledì a Torino contro la Juventus, che ieri sera ha battuto l'Udinese in maniera piuttosto agevole. Quantomeno stavolta nessuno avrà pronta la giustificazione di una possibile sottovalutazione dell'impegno.

La temperatura sarà di poco sopra lo zero e le condizioni generali dopo la doppia sconfitta di inizio 2020 e la choccante notizia dell'infortunio di Zaniolo non sono certo ideali. Ma se ci sono momenti nel corso di una stagione in cui si può scrivere una storia nuova questo è uno di quelli: battere il Parma significherebbe cacciar via gli avvoltoi che hanno già ripreso a volteggiare sopra Trigoria, arricchire la stagione di un quarto di finale di prestigio da giocarsi la prossima settimana (con la teorica possibilità di prendersi subito una rivincita dopo la sfortunatissima sconfitta di domenica scorsa su un campo da dove la Roma non ha mai riportato a casa punti), e ripartire con nuove certezze anche in campionato, con la trasferta di Genova e il successivo derby da affrontare in pochi giorni (proprio prima e dopo il quarto di coppa) con un'immersione a fiato trattenuto. Sono emozioni e il dio del calcio sa quanto siamo in credito di quelle positive.

Nel frattempo Petrachi sta lavorando per rendere più facile il compito dell'allenatore. Politano, se si chiude, è un primo passo, ne arriveranno altri. L'unica consolazione al dramma vissuto da Zaniolo riguarda proprio una basica riflessione sui tempi: se lo stesso incidente fosse avvenuto a febbraio inoltrato, lui non avrebbe avuto la prospettiva dell'Europeo a dargli maggior forza nella lunga fase riabilitativa e la società non avrebbe avuto margini per parare il colpo del destino dal punto di vista tecnico, intervenendo sul mercato.

La sconfitta arrivata al Tardini in campionato lo scorso 10 novembre è un bel monito di cui Fonseca avrà tenuto conto, in fase di preparazione tattica. Anche senza Gervinho (non convocato) la squadra di D'Aversa sa sfruttare al meglio ogni spazio eventualmente concesso. Se vorrà passare il turno la Roma dovrà sfoggiare la sua più pragmatica versione di sé, senza inutili sconfinamenti, senza eccessive scoperture, rischiando il giusto per attaccare ma senza mostrare il fianco agli avversari. Non ci sarà Dzeko al centro dell'attacco, e in questo momento potrebbe anche non essere la peggiore delle notizie. Stavolta quasi non conta chi gioca. Conta capire che cosa c'è in palio. Chiamiamoli, semplicemente, sensi di coppa.