Contro la più brutta Juventus del decennio la Roma ha regalato due gol in dieci minuti e tre punti al termine dei novanta (l'illusorio rigore di Perotti è arrivato a metà secondo tempo) e così ha chiuso mestamente il girone d'andata al quarto posto appaiata all'Atalanta a 35 punti, 13 dietro alle due capolista e, cosa un po' più grave, 7 (ma potenzialmente 10) meno rispetto alla Lazio, che si ritroverà di fronte tra due settimane dopo il confronto incrociato con le genovesi, in un derby che già da oggi assume significati definitivi.

Ma visto che con la Roma di questi anni al peggio non c'è fine, la notizia più brutta riguarda quello che anche ieri era stato il migliore in campo, Zaniolo, steso alla mezz'ora da una tenaglia di due juventini per fermare un'azione strepitosa partita sessanta metri prima, crollato a terra in un disperato grido di dolore, portato subito dopo a Villa Stuart da cui è uscito con una terribile diagnosi: crociato rotto e addio stagione ed Europei. Anche il ct Mancini, in tribuna con Vialli e la solita parata di Vip da partita top, è sbiancato guardando la scena.

Fonseca se l'era giocata a modo suo, mai pensando (lo ha confessato in sala stampa) alla tentazione della difesa a 3 (e chissà chi si è divertito in settimana a raccontare storielle su quello che succede a Trigoria negli allenamenti) e quindi aveva mandato in campo la stessa squadra (in un'inedita divisa blu, che sarà pure servita per far vedere la terza maglia in qualche angolo sperduto del mondo, ma che ha cominciato a spersonalizzare questa gara sin dal riscaldamento) che aveva schiantato la Fiorentina prima di Natale e si era arresa al Torino dopo Capodanno, con capitan Florenzi al suo posto di terzino destro, a chiudere una linea con Mancini, Smalling e Kolarov, poi Diawara e Veretout in mezzo al campo, con il solito terzetto di trequartisti alle spalle di Dzeko, purtroppo ancora nella sua versione "primo anno".

Quello che il portoghese non poteva immaginare è quella partenza choccante, con due gol regalati nei primi dieci minuti e tutto il successivo corollario, con la Juventus praticamente rintanata nella sua metà campo (Sarri? Chi era costui?), la Roma a sbagliare anche i passaggi più facili con i giocatori chiave (da Kolarov a Perotti, da Dzeko a Veretout, da Smalling a Pellegrini) e i pochi segnali di potenziale esplosività dati da Zaniolo, messo però per l'appunto ko al 32', e con lui anche le residue speranze di una serata nata male da subito.

Per la precisione dal 3' minuto, con la leggibilissima punizione calciata da Dybala (per un fallo di Mancini che ha visto solo l'inadeguato Guida), deviata male da Smalling, giusto sullo stinco di Demiral, appostato sul secondo palo senza che Kolarov, inaugurando nel peggiore dei modi la sua inguardabile partita, ritenesse in qualche modo di intervenire. La gara ha così preso subito fuoco e in pochi minuti si è decisa: in particolare quando Dybala ha finto un infortunio (lievissimo contatto con Smalling) e Florenzi, in un eccesso di fair play poco apprezzato dai tifosi, ha lasciato andare la palla in fallo per attendere la "resurrezione", ovviamente presto arrivata.

Per restituire la palla, Alex Sandro non ha avuto lo stesso riguardo e l'ha scaraventata sul fondo, così l'azione è ripartita dalla rimessa, con tutta la Juventus alta. Non intuendo la portata del rischio, Pau ha servito subito Veretout appena fuori area e Dybala gli ha sfilato la palla con una semplice pressione, costringendolo al fallo: ammonizione e rigore, trasformato da Cr7.

Al 18' l'azione che avrebbe potuto dare un volto diverso alla gara, con un bel cross di Florenzi (l'unico in discussione alla vigilia, uno dei più apprezzabili in campo, con Diawara e Pau Lopez) respinto in tuffo dal fischiatissimo Szczesny, con Pellegrini pronto a ribattere in rete al volo di sinistro purtroppo proprio sulla sagoma di Rabiot sulla linea.

Poi si è fatto male Demiral ricadendo male sulla gamba ed è entrato De Ligt, ma non resterà l'unico infortunio della serata. Il massimo livello della depressione si è raggiunto al 32', con la scenografica successione dei tipici drammi romanisti, passando dall'esaltazione per un'azione tottiana di Zaniolo (corsa centrale di sessanta metri seminando avversari) schiantata su un doppio muro formato da Rabiot (poi ammonito) e De Ligt: urlando dal dolore, il baby campione ha chiesto subito il cambio, trasferendo subito la portata della pessima notizia a tutto lo stadio (e ovviamente, dopo l'ingresso di Ünder, la punizione Kolarov l'ha calciata male).

All'intervallo si è arrivati con la Roma saldamente protesa nella metà campo avversaria e l'inguardabile Juve a cercare il contropiede (Ronaldo al 47', fermato da un grande intervento di Pau Lopez), tra grandi falli, troppe ammonizioni (ma guarda caso mai agli juventini già sanzionati) e lunghe perdite di tempo, non compensate dai risicati quattro minuti di recupero di Guida.

La Roma ha attaccato anche lungo tutto il secondo tempo, sfiorando il gol con Mancini, con Florenzi e con Dzeko, che nell'unico guizzo degno della sua fama al 20' ha colto il palo. Sulla respinta ha crossato per Ünder che ha schiacciato di testa sulla pancia di Alex Sandro che poi ha rinviato col braccio largo, ma ovviamente Guida non se n'è accorto, mentre il turco, sbracciando per l'evidente fallo, provava lo stesso a ritirare in porta, esaltando i riflessi di Szczesny.

C'è voluto il Var per assegnare il rigore della speranza, trasformato da Perotti. Cristante ha rilevato Veretout, Sarri è passato a difendersi col 442 inserendo Higuain per l'imbronciato Dybala e Danilo per l'inconsistente Ramsey. Cuadrado e Pjanic sono stati nuovamente graziati da Guida che ha preso ad ammonire solo i romanisti (a Genova non ci saranno Kolarov e Florenzi), mentre lo stesso Kolarov, Dzeko, Pellegrini e Cristante sparavano malamente le ultime cartucce e la Juventus sprecava addirittura un paio di ripartenze.