Uno era uno scarto del Napoli. L'altro era stato pagato troppo. Cioè Amadou Diawara e Jordan Veretout. Così, più o meno, ai due fu dato il benvenuto quando la Roma ufficializzò l'acquisto del guineano e del francese. In pratica una bocciatura preventiva che, ormai, da queste parti è diventata quasi automatica, magari per colpa di Pallotta, chissà se succederà ancora quando da queste parti atterrerà Dan Friedkin. In ogni caso, bocciati, a prescindere.

Il campo li ha smentiti questi esaminatori del nulla che si muovono, parlano e scrivono con l'unico scopo di creare problematiche alla Roma e a un po' tutto l'ambiente giallorosso. Smentiti in tutti i sensi, singolarmente e in coppia. Perché Diawara, costo ventidue milioni nell'ambito del trasferimento di Manolas al Napoli, e Veretout, un milione di prestito con obbligo di riscatto fissato a sedici, hanno dimostrato di avere tutto per sostenere alla grande quella vita da mediani che poi è il loro mestiere.

Lo stanno facendo da un paio di mesi, il francese anche di più, con una costanza di rendimento al di sopra di ogni sospetto, al di là della sconfitta di domenica scorsa contro il Torino che certo non può cancellare quello che di buono hanno fatto questi due ragazzi che hanno voluto con tutte le loro forze vestire il giallorosso. E lo hanno fatto sapendo di non avere alternative, perché Cristante era fermo in infermeria per un grave infortunio (ora è quasi pronto per rientrare), perché Lorenzo Pellegrini era stato battezzato, giustamente, nel ruolo di trequartista centrale nella linea a tre dietro Dzeko, perché Zaniolo da mezzala si è trasformato in un esterno destro alto che garantisce qualità e quantità, perché Florenzi è sempre rimasto un'opzione, perché Mancini, utilizzato in mezzo al campo nel momento in cui il guineano era reduce da un intervento chirurgico al ginocchio, era tornato nel suo ruolo di centrale difensivo al fianco di Smalling.

A Fonseca, insomma, non erano rimasti che quei due. E i due gli hanno dato risposte importanti. Senza mai tirare il fiato perché, pure volendo, non si poteva farglielo tirare. Veretout, in questo, è stato un mediano stakanovista. Ha giocato, consecutivamente, le ultime sedici partite dei giallorossi, le prime quindici senza essere mai sostituito, solo contro il Torino, domenica scorsa, Fonseca lo ha richiamato in panchina a meno di trenta minuti dalla fine avendo l'esigenza di rimettere in piedi il risultato.

Il francese, nonostante le fatiche, ha garantito un rendimento sempre di buona qualità. Aggiungendoci pure una sempre più naturale sintonia di gioco, tempi e inserimenti con il compagno Diawara. Che tante partite così consecutive non le ha giocate solo perché, come abbiamo detto, è stato costretto a recuperare da un intervento al menisco che per qualche settimana lo ha costretto a rimanere a guardare.

Per il guineano le partite consecutive sono state così otto, due di Europa League, partite in cui il ventiduenne arrivato da Napoli ha ripreso quella confidenza con il calcio giocato che aveva ai tempi del suo arrivo, giovanissimo, in Italia al Bologna e che poi aveva perso nelle due stagioni sotto il Vesuvio in cui aveva pagato dazio prima alla presenza di Jorginho e poi di Fabian Ruiz. In questo senso è stato Fonseca, che il guineano lo ha voluto a tutti i costi dopo che lo aveva affrontato in Champions con il suo Shakthar, l'uomo chiave per la rinascita di questo ragazzo che ha margini di miglioramento ancora tutti da esplorare.

Con le sue caratteristiche, poi, nella rosa della Roma non c'è nessun altro. Perché adesso che tornerà Cristante, l'ex atalantino sulla carta è più il sostituito di Veretout che di Diawara, quest'ultimo regista nel senso più canonico del ruolo. Giocheranno insieme anche domenica prossima contro la Juventus, poi Fonseca con il ritorno di Cristante, dovrà scegliere. Sapendo però di avere tre mediani giusti e complementari.