Nel dibattito tra giochisti e risultatisti ieri va segnalato l'attacco concentrico di Repubblica e Corriere dello Sport a quelli che amano arrivare al risultato attraverso il bel gioco e non solo sfruttando le debolezze altrui. La cosa curiosa è che nell'affanno del posizionamento in una trincea o nell'altra, Capello è diventato improvvisamente un portavoce dei risultatisti, dopo la sua polemica con Conte reo di aver vinto col Napoli sfruttando solo il contropiede.

Per partecipare al dibattito il direttore del Corsport Zazzaroni ha intervistato l'editorialista di Repubblica Gianni Mura, che ha manifestato tutto il suo apprezzamento proprio per il contropiede e tutto il vecchio armamentario del calcio all'italiana, elogiando molti opinionisti schierati con i risultatisti: Pecci, Tardelli, Marocchi.

In un pezzo a corredo, Alberto Polverosi ha rinforzato l'elogio del contropiede, con affermazioni a dire il vero anche un tantinello forzate (sarebbe lo «stile di gioco» di Klopp...). Contemporaneamente su Repubblica Crosetti ha fornito l'elenco semiserio del nuovo dizionario del pallone, con i termini più usati oggi da quelli che "odiano il contropiede" (e dagli...): da "ampiezza" a "densità", da "inerzia" a "prospetto", da "i quinti" a "ripartenza". Anche lui schernendo Adani, proprio come Mura.

Il problema, pare di capire, è proprio l'uso (o l'abuso) dei termini. Insomma, più che il modo di arrivare alle vittorie, infastidisce chi vuole a tutti i costi adeguarsi ai tempi. Dimenticando magari che la modernità non si limita al linguaggio, ma investe un modo di giocare. Altrove l'hanno capito da anni, da noi c'è molta più resistenza. Però a Roma c'è uno che mette d'accordo tutti: perché gioca in maniera modernissima e parla poco. Si chiama Paulo Fonseca. Teniamocelo stretto.