Da Toni a Zaniolo, passando per Pjanic, Dzeko, Alisson e non solo. Ognuna delle dieci stagioni che hanno scandito l'ultimo decennio romanista ha avuto il suo acquisto simbolo. Non sempre ha coinciso con le aspettative estive: l'emblematico caso di Nicolò - arrivato da semisconosciuto al grande pubblico e diventato in breve idolo delle folle - lo dimostra.

Così come sul versante opposto non sono stati pochi i giocatori approdati con le stimmate dei campioni, ma poi risultati deludenti nella resa in campo. La Roma è però sempre stata protagonista del mercato, anche quando le risorse non erano ingenti. Le posizioni di vertice sulle quali si è assestata nell'ultimo decennio (marchiato da sei podi in classifica) lo dimostrano al di là di qualsiasi altra considerazione.

Luca Toni

Quello di gennaio è storicamente il mercato delle occasioni e la Roma versione 2009-10 deve fare di necessità virtù. I fondi da destinare agli acquisti sono stati prossimi allo zero già in estate, quando alla cessione di Aquilani non ha fatto da contraltare alcun acquisto di grido, decretando di fatto il primo addio spallettiano dopo sole due giornate (e quattro anni).

Sulla panchina siede Ranieri, che sta agli inizi della sua strepitosa rimonta. Il regalo che gli arriva dalla Befana si chiama Luca Toni, in prestito dal Bayern dopo diversi anni da protagonista in Bundesliga. Il campione del mondo si integra perfettamente nel gruppo e sigla cinque gol fondamentali per la rincorsa a Mourinho, fra i quali quello decisivo proprio nello scontro diretto.

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Marco Borriello

Qualche mese dopo lo scudetto sfiorato, la gestione Sensi è agli sgoccioli: Unicredit cerca compratori e le risorse sono risicatissime. Giocatori importanti possono arrivare soltanto in prestito con riscatti che ricadranno sulle tasche della futura proprietà. È il caso di Borriello.

Il ds Pradè individua nell'esubero milanista il centravanti capace di mantenere ai vertici una squadra con un'età media già molto alta. E in effetti l'impatto di Marco è ottimo, ma il resto della squadra arranca e la stagione si chiuderà con un mesto sesto posto, dopo la successione fra Ranieri e Montella.

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Miralem Pjanic

La nuova era a conduzione americana si apre fra mille difficoltà sul mercato per un closing ufficiale che arriva solo negli ultimi giorni di agosto. Il nuovo ds Sabatini è costretto alle corse contro il tempo, ma riesce ugualmente a fare incetta di giovani talenti, secondo i nuovi dettami societari.

Fra gli altri arriva dal Lione per 11 milioni Pjanic, considerato l'erede di Juninho Pernambucano. Dal brasiliano ha preso spunto per affinare la straordinaria tecnica sui tiri da fermo, ma eleganza e visione di gioco sono innate e deliziano anche Roma.

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Marquinhos

Alla seconda stagione da direttore sportivo, Sabatini non deve ricorrere agli sprint, ma può diluire il lavoro nell'arco di mesi, puntando su una delle migliori qualità sue e del suo vice Massara: il fiuto per i giocatori poco conosciuti dal grande pubblico.

È così che la coppia scova a costi irrisori (meno di 4 milioni) il diciottenne Marquinhos, sole sei presenze nel Corinthians ma tante apparizioni convincenti nel Brasile Under 17. In breve il ragazzino si rivela un vero e proprio crack di mercato: rapidissimo e potente, si prospetta come il centrale del successivo decennio e cattura l'interesse del Psg, che a fine stagione lo pagherà oltre 30 milioni.

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Radja Nainggolan

La prima stagione di Garcia rappresenta quella della rottura col recente passato. Si cambia linea e arrivano giocatori già affermati o anche giovani, ma agonisticamente "cattivi".

Strootman e Maicon sono l'emblema del nuovo corso estivo, che a gennaio viene rimpinguato dal mastino del Cagliari Nainggolan, strappato a un'agguerrita concorrenza con trattativa-lampo. Il mediano conquista in breve maglia da titolare (complice il grave infortunio di Kevin) e amore dei tifosi, fino a diventare idolo.

Kostas Manolas

La telenovela Benatia scandisce l'estate 2014, ma quando il marocchino parte dopo un lungo tira e molla, la Roma ha già l'asso nella manica pronto a sostituirlo, nel solco della recente tradizione di centrali di alto livello. Il prescelto è Manolas, 23enne dell'Olympiacos inseguito anche da Arsenal e altre big europee.

Il greco si dimostra subito all'altezza e seppure soggetto a qualche stop di troppo, resterà la colonna difensiva per cinque anni, mettendo anche la firma sulla partita più importante della storia moderna romanista.

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Edin Dzeko

Il mercato estivo del 2015 è il più sontuoso degli ultimi anni: arrivano Salah, Szczesny, Rudiger, Digne e tanti altri. Ma il fiore all'occhiello si chiama Edin Dzeko. Il bosniaco è l'attaccante in grado di accendere la fantasia dei tifosi come non accadeva dai tempi di Batistuta.

In cinquemila lo accolgono a Fiumicino e lui fin dalla prima in casa con la Juventus dimostra di essere il giocatore che mancava: tecnico, possente, carismatico. In una parola: campione. La prima stagione è sotto le attese, ma in quattro anni e un pezzetto arriva a 97 gol.

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Alisson Becker

Quando Spalletti ricomincia dall'estate dopo la magnifica mezza annata chiede la conferma di Szczesny in porta. Sabatini lo accontenta ma pensa anche al futuro, perché il polacco è in prestito. In quest'ottica preleva per 8 milioni il nuovo portiere della Seleçao Alisson, che nella prima stagione è destinato a sporadiche presenze nelle coppe.

Ma quando i pali romanisti diventano il suo regno, sfodera prestazioni eccezionali, fino a diventare il numero uno più ricercato al mondo e poi venduto a peso d'oro.

Aleksandar Kolarov

L'addio al calcio di Totti fa da prologo a una nuova era. In panchina c'è Di Francesco, sugli scranni della direzione sportiva lo spagnolo Monchi, artefice del miracolo-Siviglia e desiderato da mezza Europa. Il suo colpo a effetto è Schick, che però nei fatti si rivelerà deludente; la scoperta che porta la sua firma Ünder.

Ma è l'usato sicuro di nome Kolarov quello che mette in campo il rendimento migliore e infonde al gruppo la personalità necessaria per il superlativo percorso di Champions. A volte il passato si dimentica e il presente rende più del previsto. Per quelle punizioni fatate e non solo.

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Nicolò Zaniolo

Dopo l'entusiasmante cavalcata europea, si riparte cambiando l'ossatura della squadra. La cessione di Nainggolan non è presa bene dalla piazza, che però viene consolata dagli acquisti maggiormente di grido sulla carta: Pastore e Nzonzi.

Il vero colpo è però quello che nessuno si aspetta, proprio nell'ambito dell'affare-Radja con l'Inter: il talentino della Primavera nerazzurra Zaniolo, valutato 4,5 milioni. In poche gare sbaraglia scetticismo e concorrenza, diventando uno dei punti saldi di presente e futuro.

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