C'è un giocatore della Roma che più degli altri sta aspettando l'arrivo del 2020 ed è Bryan Cristante. Il suo cammino nella nuova Roma di Fonseca era iniziato molto bene. Intanto perché il tecnico portoghese lo aveva messo al centro del gioco. Erano bastati pochi allenamenti a Trigoria per far dire a Fonseca che Bryan era il giocatore che meglio degli altri aveva iniziato ad apprendere la sua filosofia e a metterla in pratica. Motivo per il quale, tra l'altro, era diventato uno degli inamovibili del centrocampo. Fino a quel maledetto 20 ottobre di Genova, quando un forte dolore all'inguine (dopo qualche avvisaglia in Nazionale, per la quale fu rispedito a casa dal ritiro azzurro e controllato a Roma prima di partire per Marassi) lo costrinse a fermarsi dopo pochissimi minuti durante Sampdoria-Roma.

La diagnosi fu terribile: distacco del tendine dell'adduttore destro. Poi il volo quasi immediato in Finlandia, dal luminare professor Orava (che aveva operato Beckham e Bonaventura, tra gli altri), per scongiurare l'intervento chirurgico. E così è stato, perché la terapia conservativa ha risposto e il rientro, previsto per gennaio (ci vorrà ancora qualche settimana prima di rivederlo in campo), si è avvicinato. Bryan è stato insieme alla squadra non solo con il lavoro individuale quotidiano, ma ha viaggiato con i compagni fino al Bentegodi di Verona in occasione della gara di campionato del 1° dicembre scorso. Non vede l'ora di tornare, anche perché se ci fosse anche solo una possibilità - e ce ne è più di una vista la stima che nutre il ct Mancini nei suoi confronti - di poter rientrare tra i convocati per Euro2020, farà di tutto per coglierla.

Ora deve pensare solo a mettere giri nel motore. Sta molto meglio e potrebbe non servire un nuovo consulto con il professor Orava per il semaforo verde. Poi sarà la volta di tornare a conquistarsi il posto in squadra, dove troverà come minimo un Diawara in più, e, perché no, pensare anche al futuro e a rinnovare il contratto con la Roma (attualmente in scadenza 2023), che gli è stata vicina e l'ha fatto crescere in questo anno e mezzo di permanenza in giallorosso.

La posizione del Flaco 

Più in bilico la situazione di Javier Pastore. L'argentino nei giorni scorsi si è lasciato andare a dichiarazioni («se fossi stato in migliori condizioni fisiche, sarei rimasto al Psg, avrei voluto chiudere la carriera a Parigi») che nella Capitale si è fatta fatica a comprendere. «Un ritorno in Francia? Mai dire mai nel calcio, non chiudo la porta a nessuna squadra - ha detto a Telefoot - ma al Marsiglia non potrei mai giocare. Però ci sono altri club come il Lione, che è una società simbolo in Francia, ma anche altre squadre».

Per ora nessuna offerta concreta, ma se davvero il Lione dovesse dimostrare interesse, il Flaco deciderà con la società giallorossa - con cui, anche a sentire la moglie, si trova molto bene - il da farsi: il ritorno di Pellegrini e Mkhitaryan (oltre alla presenza di Zaniolo) nel suo ruolo gli chiude gli spazi. Una cessione, magari in prestito con diritto di riscatto, alleggerirebbe il monte stipendi di un ingaggio pesante, da oltre 4 milioni, per un giocatore ancora frenato da problemi fisici, ma che si è un po' rivalutato nella prima metà di stagione.