La voce del padrone. Che, fino a prova contraria, è James Pallotta. Non si faceva vivo da tempo, chiuso nel suo silenzio bostoniano, alle prese con il dubbio amletico vendo o non vendo? Che poi, per i suoi soci, tanto amletico non lo è. Anzi fosse dipeso soltanto dai suoi partners, la Roma già da un pezzo avrebbe dato il benvenuto al nuovo proprietario. Ma lui, Jimmy come lo chiamano gli intimi, non ha ancora dato il via libera alla conclusione della trattativa con Dan Friedkin. Sia chiaro, è una questione di soldi e in ballo ce ne sono davvero parecchi, ma Pallotta ha riserve anche di altra natura, legate, pure se a molti potrà sembrare strano, a un rapporto d'affetto con la società giallorossa cresciuto e consolidato nel corso degli anni della sua presidenza. E allora, ieri, a ventiquattro ore dalla splendida vittoria di Firenze, settima nelle ultime nove più un pareggio sul campo dell'Inter capolista e la sconfitta di stanchezza al Tardini di Parma, con una Roma cioè che è tornata prepotentemente a sentire il profumo della Champions League, l'attuale presidente si è rifatto vivo dalla sua Boston. Con un tweet di felicità e auguri: «Molto orgoglioso dei giocatori della Roma, di Paulo Fonseca e tutto il suo staff dopo la vittoria di Firenze. Una grande prestazione e un ottimo modo per finire l'anno. Buon Natale e felice anno nuovo. Forza Roma».

Auguri ricambiati, ci mancherebbe, anche se nel ritorno alla parola del proprietario giallorosso, neppure una, come del resto era prevedibile, è stata dedicata alla trattativa per la cessione della Roma a Dan Friedkin, l'uomo che colleziona aerei di guerra con un patrimonio personale superiore ai quattro miliardi di euro e che vorrebbe dire diventare il nuovo proprietario giallorosso. Su quel tema, tutto tace. E chi è esperto di questioni finanziarie ad alto livello, dice che il silenzio può essere propedeutico a una conclusione positiva. La trattativa peraltro sta in piedi e Friedkin, per quello che ci risulta, è ancora intenzionato ad andare fino in fondo, pure se sperava di trovare sotto il suo albero di Natale il pacchetto di maggioranza del club giallorosso. Le parti da settimane, anzi mesi, stanno lavorando forte sul deal con l'intenzione di arrivare alla fumata bianca. La due diligence, sempre per quello che ci risulta, è stata completata e per Friedkin è stata il definitivo semaforo verde per la conclusione dell'affare. Per ora, però, nessuna fumata. E a questo punto sembra davvero un esercizio di ottimismo pensare che la questione si possa risolvere entro la fine di questo 2019.

Friedkin dopo qualche giorno di relax a Long Beach in California, è tornato nella sua Houston dove probabilmente trascorrerà le giornate natalizie. Ma subito dopo è intenzionato a stringere ulteriormente per chiudere. Consapevole che anche per quel che riguarda l'aumento di capitale, prima l'affare si chiude e meglio è per tutti. La sua offerta, i sussurri dicono superiore ai settecento milioni da cui bisogna detrarre i 272 milioni di debiti consolidati del club giallorosso, finora non ha convinto Pallotta. Anzi, secondo alcune voci peraltro tutte da controllare, il presidente della Roma avrebbe fatto sapere a Friedkin che vorrebbe una risposta definitiva entro la fine dell'anno. Una risposta a proposito della richiesta di Pallotta che è sì scesa da novecento a ottocento milioni di euro, ma che per ora rimane quella. La differenza non è certo esagerata, ma ci sarà bisogno di un nuovo rilancio dell'uomo Toyota e pure di un ulteriore sconto da parte di Pallotta per arrivare alle firme.

Tutte le parti in causa, peraltro, fanno sapere, in maniera ufficiosa, che alla fine l'affare si chiuderà con reciproca soddisfazione. Che, per Pallotta, potrebbe voler dire rimanere comunque nella Roma con una quota di minoranza (da quantificare). Un'accelerata alla questione potrebbe arrivare dal Comune di Roma che, a quanto dicono le voci di dentro, sarebbe pronto a fare la comunicazione ufficiale sull'accordo trovato per la Convenzione relativa allo stadio di Tor di Valle. Un annuncio che Pallotta aspetta da anni e che potrebbe convincere Friedkin a fare quell'ulteriore sforzo che manca per trovare il punto d'incontro. Anche se l'imprenditore texano ha fatto sapere che prima ancora dello stadio, vuole pensare alla costruzione di una Roma ancora più forte e solida economicamente.