Brividi d'inverno, ma questa volta il vento gelido e le nubi cariche di pioggia c'entrano poco. Anzi nulla. Brividi che crescono, aumentano col passare dei minuti e germogliano dentro chi ha la Roma in fondo al cuor. "Camminerò insieme a te" cantavano gli oltre duemila del Franchi di Firenze dopo che la squadra aveva corso, lottato, stravinto e poi si era incamminata verso il settore. I giocatori mano nella mano, anche loro con la voglia di stringersi un po' per poi lasciar spazio ad un salto di gioia e pugni chiusi verso un Cielo capace di graziare i presenti. Hanno viaggiato, macinato centinaia di chilometri per lei. Per accompagnarla nell'ultima sfida lontana da casa non solo del 2019, ma di un decennio intero.

Quello nuovo è alle porte, adesso è tempo di meritato riposo e giorni utili per ricaricare le batterie dopo una serata caratterizzata dalla loro smisurata preghiera di assistere ad una "vendetta" sportiva in quel settore da cui, alcuni mesi or sono, erano usciti con le vesti zuppe e i volti increduli, attoniti. Tutto esaurito al Franchi per ribadire ancora una volta quanto l'AS Roma sia parte fondamentale della loro vita, protagonisti assoluti di un'attesa prima di lasciare il settore ospiti che è riassunto perfetto del loro grande amore. Hanno lottato per la Roma, hanno tifato questa Roma come tutte quelle delle precedenti stagioni perché loro saranno sempre con lei.

Come a voler proteggere qualcosa di così prezioso e intimo che può essere condiviso soltanto con quelli a cui il cuore è solito battere ad un ritmo diverso davanti ai colori più belli. Il 2019 volge al termine, il Franchi di Firenze teatro dell'ultimo viaggio di un ennesimo decennio di Romanismo.

«Passano gli anni, cambiano i giocatori e pure i presidenti ma noi saremo qua», cantavano a squarciagola riparandosi da una pioggia debole e al tempo stesso piacevole come una carezza. Qua era il Franchi di Firenze venerdì sera, qua sarà il nostro Olimpico nella prima gara dell'anno nuovo. La Roma, d'altronde, è il loro amore e quello di tutti gli assenti per scelta o meno che son stati omaggiati dagli amici fidati. Loro sono i suoi tifosi, quelli che hanno una lupa sul petto che batte forte. Sempre, per riutilizzare uno slogan in voga alcuni anni or sono. Duemila e trecentocinquanta cuori e i direttori d'orchestra in balaustra col dolce compito di coordinare tutte quelle voci. C'erano uomini, donne e bambini, c'erano romanisti " fracichi" al Franchi.

C'erano ragazze con le stampelle pronte a tutto pur di stare in piedi. C'erano giovanissimi con i loro occhi curiosi e la cosa veramente curiosa, sconosciuta a chi è solito snobbare il microcosmo degli spalti, è che intorno a loro erano occhi altrettanto curiosi nonostante i segni evidenti del tempo che scorre. Perché l'Associazione Sportiva Roma è come il Natale e guai ad ascoltare chi prova a dire il contrario. La Roma è quella cosa in cui si crede ciecamente, quella capace di renderci un sorriso fanciullesco ed una, due, tre e ancora quattro esultanze son state il miglior regalo possibile per far rientro nella Capitale con le tasche piene e la pazza gioia di viaggiare ancora una volta di notte spalla a spalla con gli amici di sempre. La Roma è come il Natale perché "Roma vor dì magia". Come quel "Jingle Bells" intonato tra un "Lella" e una "Società dei magnaccioni".

È magica perché ci fa dimenticare i problemi, perché è calamita a cui molti non sanno resistere. Come venerdì per i 2.350 del Franchi di Firenze, come tutti quelli che in questo lungo decennio l'hanno accompagnata e come tutti quelli che avrebbero voluto ma non hanno potuto farlo. La Roma è come il Natale ma lo è per trecentosessantacinque giorni l'anno, a volte anche uno in più. Lei unisce dove troppo è diviso. È un abbraccio, un bacio, un sorriso sotto la pioggia.

La Roma è un brivido che cresce dentro e l'hanno ribadito con forza i romanisti del Franchi. Qualcuno ha ironizzato su una partita giocata a Cagliari alcuni giorni fa. Dicono sia ancora in corso. Se fosse dipeso dai romanisti questo Fiorentina-Roma sarebbe durato fino al 4 gennaio. Perché separarsi da lei rende i cuori tristi, soprattutto per chi ha camminato, cammina e camminerà insieme a lei.