Quattro pere e "Formaggino". Il coro che risuona fuori dal settore ospiti a fine gara, con il Franchi desolatamente vuoto già da tempo, la dice lunga sulla gioia romanista. Una festa prenatalizia che vuol dire una classifica assestata in zona Champions, la vetta distante ancora sette punti (perché è giusto essere realisti, ma bisogna anche dare spazio a sogni e ambizione) e la perfetta vendetta sportiva servita fredda e consumata sul campo che nella passata stagione aveva regalato soltanto profondissimi dispiaceri. Mentre questa squadra va che è un piacere

Anche quando sembra soffrire, sa reggere all'urto, ricompattarsi e tornare a mettere il petto in fuori. Lo ha già fatto nell'arco di tutta questa prima fase stagionale, lo fa anche a Firenze, dove andava sanata la prestazione inguardabile dell'ultima Coppa Italia e il torto subito in campionato. Missioni compiute.

Grazie a un superlativo Pellegrini, a uno spavaldo Zaniolo e a un vero nueve e quasi dieci come Dzeko, capace di segnare e mandare in porta i compagni con la stessa facilità (sono 7 ora i suoi centri in campionato, 10 quelli stagionali, 97 quelli totali in giallorosso). A loro si unisce l'incredibile capacità balistica di Kolarov, la sostanza di un centrocampo ottimamente assortito fra Diawara e Veretout, la forza fisica dei due centrali.

Il canovaccio del match è chiaro fin dall'inizio, con la Roma che prende possesso della metà campo avversaria e la Fiorentina che cerca di sfruttare gli spazi, sfruttando la superiorità numerica a centrocampo. Già la lettura delle formazioni conferma che alla vigilia nessuno dei due tecnici ha fatto pretattica: non bluffava Montella su Chiesa, che non figura nemmeno fra i convocati; così come viene confermata l'ammissione di Fonseca su Smalling, regolarmente in campo.

Le squadre corrispondono sostanzialmente a quelle ipotizzate il giorno prima. I padroni di casa si presentano con un 3-5-2 nel quale è il talentino Castrovilli il centrocampista adibito a supportare le due punte Boateng e Vlahovic (bello il duello a distanza ad alto tasso tecnico col suo omologo Pellegrini). La Roma risponde con il consueto 4-2-3-1, confermando la batteria di trequartisti schierata nell'ultima giornata e Capitan Florenzi basso a destra.

Nei primi minuti sono i viola a costruire le migliori occasioni, prima con una punizione a giro di un vivace Vlahovic; poi con un batti e ribatti in area romanista su cui Pau Lopez è costretto al doppio intervento su altrettante conclusioni delle due punte viola; infine con un diagonale mancino del serbo che termina in rete, ma partendo da posizione di netto fuorigioco.

Al 19' è però la squadra di Fonseca a passare: Pellegrini attira su di sé mezza difesa viola per poi scodellare una geniale palla per Zaniolo, che al volo rimette in mezzo verso Dzeko, che ancora di prima fulmina Dragowski. Da applausi. Due minuti dopo un assolo di Zaniolo costringe Pezzella al fallo al limite dell'area: giallo di Orsato al difensore e mattonella troppo invitante per Kolarov. La traiettoria del numero 11 è perfetta e lascia impietrito il portiere fiorentino. Esultanza con inchino come da abitudine per il numero 11 e tifosi romanisti in delirio, mentre il resto dell'impianto è ammutolito.

Poco dopo la mezzora la Fiorentina, che sembrava già ko dal punto di vista emotivo, riprende inaspettatamente vigore grazie a un inserimento di Badelj che tutto solo in area sfrutta un rimpallo favorevole su un tiraccio senza pretese di Caceres. La difesa romanista resta ferma in attesa di un fuorigioco che non c'è e la gara si riapre.

Trascorrono pochi secondi e Florenzi pesca in piena area Perotti: aggancio perfetto del Monito, che però perde l'attimo per la conclusione. La partita diventa spigolosa: un fallo di Zaniolo su Caceres costa al 22 un giallo. Lo stesso uruguaiano entra duro su Dzeko e viene punito da Orsato. Uguale sorte per Kolarov, che in pieno recupero è costretto a stendere Castrovilli mentre si invola verso la porta di Pau dopo un lungo coast-to-coast.

La pioggia concede tregua nell'intervallo, in cambio si alza il vento e soprattutto la Fiorentina che sembra avere un'altra convinzione rispetto alla prima parte, complice anche qualche passaggio a vuoto della Roma. Diawara è costretto a prendersi in rapida sequenza un "vaffa" da Dzeko smarcato e non servito; e un giallo da Orsato dopo aver steso Vlahovic. Poco dopo il quarto d'ora veronica in piena area romanista di Castrovilli, che poi ci prova, ma il fischietto di Schio non abbocca: la simulazione c'è tutta, il cartellino è ineccepibile.

Tocca a Florenzi ribaltare il fronte, ma l'assist da destra è troppo lungo per tutti. Ma a poco meno di venti minuti dal termine ci pensa Pellegrini a ristabilire le distanze e questa volta nemmeno le grottesche interpretazioni della Lega potranno togliergli la paternità del gol: l'assist è di Dzeko, l'interno destro di prima intenzione del 7 angolato il giusto per far esplodere il "Formaggino" traboccante di romanisti. Lorenzo alza i pugni al cielo in direzione dei suoi tifosi, Fonseca dalla panchina corre ad esultare.

L'ultimo quarto d'ora diventa puramente accademico, con la Roma che fa più o meno quello che vuole nel palleggio e i padroni di casa ormai alle corde costretti a randellare per fermare la piena giallorossa: una delle azioni fallose investono l'autore del terzo gol, costretto a uscire zoppicando. Ma c'è ancora tempo per il poker: Dzeko imbuca per Zaniolo che si invola verso la porta e apre il piatto per il 4-1. Non infierisce lo stesso bosniaco, pescato da uno splendido lancio d'esterno dal neoentrato Mkhitaryan. Ma può bastare per il primo round coi viola. Il Natale sarà bianco candido e splendente come le maglie della Roma: il coro dei tifosi sulle note di Jingle Bells lo sottolinea, i clacson per le strade fiorentine che seguono la festa sugli spalti lo confermano. Questa squadra lo merita.