Virtualmente, Fonseca è stato davanti a Conte solo la notte tra il 25 e il 26 agosto scorsi, il tempo necessario per metabolizzare il pareggio inaugurale della Roma col Genoa in attesa del posticipo della prima giornata tra Inter e Lecce, per un 4-0 che sin da allora non ammise discussioni sul valore della rinnovatissima formazione nerazzurra, e che fece correre sin da subito il cammino in campionato delle due squadre su binari paralleli.

Che siano diverse realtà lo testimoniano risultati e ambizioni neanche troppo mascherate: nessuno si è sognato di chiedere all'allenatore portoghese di vincere subito il campionato o l'Europa League, mentre l'approccio stesso del leccese con la realtà nerazzurra ha immediatamente spostato verso l'alto l'asticella del club riportato in Champions League da Spalletti.

Lo ha ripetuto anche Fonseca negli spogliatoi del Bentegodi domenica sera: «La classifica dimostra che l'Inter è più forte di noi. Certamente noi pensiamo che il risultato della partita non sia scontato». Un conto, insomma, è il risultato della singola sfida, un conto è il valore assoluto della squadra: del resto Conte ha fatto spendere oltre 150 milioni per gli acquisti a Suning, al netto dei riscatti obbligatori dei prestiti onerosi di Barella e Sensi, gli ha fatto regalare gli sgraditi Icardi e Nainggolan, gli ha fatto firmare un impegno triennale solo per il suo stipendio al costo totale di 33 milioni al netto delle tasse e in più lo ha costretto a mettersene sul groppone altri 26 per gli emolumenti di Spalletti e relativo staff, tutti disoccupati remunerati dal 1° luglio.

Oltre 200 milioni di euro di impegni finanziari andrebbero ripagati con una Champions doc e dalla possibilità di contendere lo scudetto alla Juventus fino alla fine: certo è che se all'ultima giornata del girone eliminatorio i nerazzurri non dovessero battere il Barcellona in casa (impresa tutt'altro che scontata) rischierebbero seriamente l'eliminazione e a quel punto resterebbe solo il campionato (con la consolazione dell'Europa League) per arricchire la bacheca avvilita da tanti anni di anonimato.

Lo scherzetto che Fonseca vorrebbe fare a Conte in casa sua domani sera avrebbe mille significati. Intanto tecnico. Perché l'Inter in campionato sta volando grazie soprattutto alle sette vittorie in trasferta ottenute contro squadre di secondo piano (Cagliari a parte, che però era all'esordio e non era ancora la squadra forte che stiamo ammirando in queste settimane), ma in casa ha perso con la Juventus, ha pareggiato con il Parma e ha battuto con grandissima fatica e con meriti non sempre certi Lazio, Spal, Udinese e Verona.

E da qui alla fine del girone d'andata è attesa da Roma, Genoa e Atalanta in casa e dalle trasferte di Firenze e Napoli. Dopo San Siro invece la Roma avrà in casa tre delle ultime quattro sfide (contro Spal, Torino e Juventus), oltre alla trasferta di Firenze. Inutile fare tabelle e pronostici, ma per la Roma vincere a Milano significherebbe rilanciarsi sui livelli più alti del campionato con la prospettiva di passare il Natale ancor più vicino alla vetta, per poi abbracciare il nuovo anno e la sfida di fine girone (l'11 o il 12 gennaio 2020) con la Juventus con prospettive entusiasmanti.

C'è poi l'aspetto personale che solleticherà e neanche poco l'ambizione di Paulo Fonseca. Il portoghese sa benissimo che Conte è stato a lungo il sogno proibito dell'estate romanista. Conosce la sua amicizia con il conterraneo Petrachi, forse avrà saputo della stima che Fienga ha sempre nutrito nei suoi confronti (dall'ad arrivò l'autorizzazione a Petrachi e poi a Totti di provare a percorrere la strada che avrebbe potuto portare all'accordo tra Conte e la Roma), avrà sentito parlare dell'appeal che il suo collega interista esercita nei confronti dei giocatori e si sarà reso conto, vedendo proprio le partite dell'Inter, quanto riesca ad ottenere il 101% da ognuno di loro.

Ma lui, Paulo, è convinto di non essere da meno, nella diversità di uno stile completamente differente. Tanto agitato in panchina, muscolare nelle espressioni e duro nelle interviste anche con i suoi stessi dirigenti uno, quanto calmo, sereno e aziendalista l'altro. Eppure entrambi riescono a farsi amare dai loro calciatori senza margini per l'ambiguità (almeno finché si vince: basti chiedere a David Luiz o a Diego Costa un parere su Conte...), entrambi propongono un calcio offensivo e aggressivo, entrambi hanno maturato fin qui successi e benemerenze tali da spingere le due proprietà straniere di Roma e Inter a puntare su di loro per provare a vincere.

Conte finora ha affrontato la Roma dieci volte e il bilancio è in perfetta parità: ha perso il primo (con l'Atalanta, 2009) e l'ultimo confronto (col Chelsea, 3-0 all'Olimpico il 31 ottobre 2017), sulla panchina della Juventus ha vinto quattro volte, perso due e una volta pareggiato mentre l'altro pareggio è quello tra il suo Chelsea e la Roma di Di Francesco il 18 ottobre 2017, un 3-3 in cui risplendette la stella di Edin Dzeko.

Conte si innamorò del bosniaco quella sera, provò a portarlo a Londra due mesi dopo e per poco non ci riuscì, poi lo ha corteggiato e quasi convinto a raggiungerlo all'Inter la scorsa estate, poi si è rassegnato e domani (febbre permettendo) se lo ritroverà di fronte.

Fonseca invece non ha mai giocato contro l'Inter, né è mai sceso in campo a San Siro. Per lui teatri e squadre del campionato italiano sono una sorpresa continua. E chissà che presto non sia lui una sorpresa per il campionato italiano.