Quattro anni, tre mesi e dodici giorni. Tanto è trascorso da quel lontano 22 agosto, prima giornata del campionato 2015-16, giorno dell'esordio di Dzeko in maglia giallorossa. L'avversario, allora come oggi, è il Verona, il campo lo stesso. E chissà se 1.562 giorni dopo Edin ci penserà tornando sul luogo del debutto. Certo, tanta acqua è passata sotto i ponti, non soltanto in questo novembre bagnato rispetto a quella torrida fine estate. Si gioca di giorno a dispetto del clima (mentre questa volta sarà in notturna, scherzi della Lega che con la Roma sembra sempre girarsi dall'altro lato), ma i riflettori metaforici sono tutti puntati sul nuovo numero 9, fiore all'occhiello di un mercato pirotecnico e accolto poche settimane prima da una folla festante a Fiumicino. Con il bosniaco sono arrivati Salah, Szczesny, Digne, Rudiger, Emerson, Iago Falque; ai quali qualche mese più tardi si uniranno El Shaarawy e Perotti. In panchina siede ancora Rudi Garcia, Totti comincia a giocare un po' meno ma è comunque parte integrante del gruppo. De Rossi è il leader di un centrocampo stellare che vanta anche Pjanic, Strootman, Nainggolan e Keita.

L'obiettivo dichiarato è sottrarre lo scettro alla Juventus a metà del suo ciclo abulico, ma l'esordio al Bentegodi è bruttino: la squadra appare sciatta, la manovra prevedibile, e a sorpresa ma neanche tanto l'Hellas trova il vantaggio con Jankovic dopo un'ora di gioco. Cinque minuti dopo ci pensa Florenzi con un gran tiro dalla distanza a pareggiare i conti. Ma il risultato non si schioderà più dall'1-1. Dzeko si muove bene, già si intravede il centravanti atipico che ama uscire dalla zona di competenza per fungere anche da regista offensivo. La squadra però lo aiuta poco e di occasioni vere e proprie non se ne contano molte dalle sue parti. Per festeggiare dovrà attendere la settimana successiva, in grandissimo stile, staccando di testa a mezzo metro da un impotente Chiellini in una memorabile sfida contro la Juve e correndo sotto la Sud avvolta idealmente dal suo abbraccio modello-apertura alare. Ma quel giorno al Bentegodi segna comunque la prima di una lunghissima serie di partite per il bosniaco. La più lunga della sua straordinaria carriera: quella con la maglia della Roma, club con cui vanta il maggior numero di presenze, oltre che di gol. Centonovantasei gare dopo Edin è uno dei leader riconosciuti di questa squadra: forte degli strepitosi numeri che lo hanno portato a un passo (è a quota 96) dalle cento reti in giallorosso; e soprattutto di una tecnica e di un carisma che lo hanno reso indispensabile per altri quattro allenatori dopo quel giorno. Fonseca lo ha nuovamente incensato dopo Istanbul e a lui consegnerà le chiavi dell'attacco anche oggi. Come sempre.