Quei minuti finali furono palpitanti. Il Genoa provò a contendere la vittoria fino all'ultimo secondo alla Roma, mentre tutto lo stadio, gremito fino all'inverosimile, aspettava il triplice fischio d'inizio per festeggiare la Champions e godersi l'emozione dell'ultimo saluto a Francesco Totti. Ma se il Genoa avesse pareggiato niente festa e probabilmente pure l'addio al capitano non sarebbe stato lo stesso. Segnò subito il giovanissimo Pellegri, Dzeko al 10' e De Rossi al 74' riportarono la Roma sopra, ma un lampo improvviso di Lazovic al 79' rimise tutto in discussione. Il Genoa non si giocava niente, ma Juric in panchina sembrava un ossesso, non si dava pace e il gol di Lazovic fu accompagnato da una grande esultanza. A Spalletti la cosa non andò giù. Non certo l'impegno del Genoa, lodevole, quanto l'atteggiamento di Juric. Poi Perotti - con Fazio, Jesus e Dzeko, unici superstiti della serata - rimise le cose a posto e fece partire l'indimenticabile celebrazione per l'addio di Totti. Fu quello l'ultimo confronto tra la Roma e Ivan Juric, ardimentoso allenatore del Verona cresciuto alla scuola di Gasperini (era uno dei suoi migliori interpreti nel Genoa di quegli anni, un piccolo Atalanta di oggi) e oggi capace di replicare nel Verona molto di quel modo di intendere il calcio.

I gialloblù venivano indicati ad inizio stagione come una delle squadre maggiormente indiziate alla retrocessione. Oggi, dopo tredici giornate di campionato, il Verona è addirittura ottavo in classifica a due punti dal Napoli e vanta la seconda difesa del campionato, dietro solo all'impenetrabile Juventus di Sarri. 11 i gol subiti (la Roma ne ha presi 14), 11 i gol fatti (la Roma ne ha segnati 23). Numeri che danno l'idea di quanto sia complicato oggi andare ad affrontare questa squadra dentro al Bentegodi. Certo, la Roma è in salute, viene da una doppia vittoria senza storia (doppio 3-0 al Brescia e in casa del Basaksehir), e cerca i tre punti per arrivare allo scontro di venerdì prossimo contro l'Inter a Milano con l'orgoglio di chi cerca di spostare ulteriomente l'asticella di questa stagione. Ma questo è storicamente uno stadio complicato: appena nove le vittorie conseguite contro il Verona a casa loro in tutta la storia, l'ultima grazie a un gol di Ünder, il primo della sua avventura in giallorosso. E proprio Cengiz oggi tornerà in campo dal primo minuto, che sia di buon auspicio. Questo del resto è stadio di grandi ricordi, di grandi esodi, di grandi affermazioni: qui Tancredi fece una delle sue parate/manifesto, qui si conclamò la grandezza di Batistuta nell'anno dello scudetto, e quella di Totti ogni volta che è capitato a giocare da queste parti.

Ma a Fonseca della storia della Roma interessa poco ed è ovviamente più concentrato sul presente e sul futuro. Il calendario prevede l'Inter a Milano venerdì, poi il Wolfsberger per chiudere la pratica della qualificazione in Europa League, la Spal e poi la Fiorentina ancora in trasferta, prima della pausa natalizia. Dopo il doppio 3-0 delle ultime due uscite, vincere oggi sarebbe il viatico migliore per andare ad affrontare l'Inter nel suo stadio senza complessi d'inferiorità, consapevoli della difficoltà dell'impegno, ma anche della forza di un gruppo che sembra destinato al decollo. Tre è anche il numero dei difensori schierati da Juric e da Conte, e Fonseca non ha un bel curriculum con chi gioca così. Quest'anno su cinque partite contro difese schierate a tre, la Roma ha vinto una sola volta, a Udine, ha pareggiato con Genoa e Lazio, ha perso con il Borussia in Europa League e con l'Atalanta in campionato. E a proposito di calendario, proprio l'Atalanta ha passeggiato ieri a Brescia, Juventus e Inter hanno impegni non irresistibili in casa, Lazio e Napoli affronteranno rispettivamente Udinese e Bologna tra le mura amiche, quando la Roma scenderà in campo conoscerà già tutti i risultati. Pronti al decollo?