Saremo pure degli inguaribili romantici, magari pure un po' fresconi, ma noi nel momento in cui Dzeko è stato richiamato in panchina, abbiamo visto il futuro. Pensateci: il bosniaco, con la fascia di Capitano al braccio, si avvia verso bordo campo, si sfila quella fascia e pare non sapere a chi affidarla, Florenzi è a casa, Pellegrini è già uscito, Perotti in panchina, a chi allora? Trovato, Chris Smalling. Sì, proprio l'inglese arrivato da queste parti appena tre mesi fa ma capace in questi novanta giorni di farci vedere le sue qualità e, soprattutto, entrare nei cuori romanisti.

A noi è sembrata quasi un'investitura, un messaggio neppure troppo nascosto che società, allenatore e compagni gli hanno voluto spedire per ribadirgli, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Manchester per lui è il passato e il futuro non può che essere colorato di giallorosso.

Sarà così, a meno di clamorosi colpi di scena. Sarà così perché il ragazzo che ha preferito tagliarsi lo stipendio di un milione e seicentomila euro netti pur di venire a giocare con la nostra maglia, anche in queste ore ha ribadito a chiunque glielo chiedesse di voler rimanere qui, in questa Roma che gli ha dato fiducia e vuole farne un protagonista per l'oggi e il domani. È quello che la società giallorossa voleva sentire prima di riprendere la trattativa con il Manchester United.

Nelle prossime ore il procuratore del giocatore, già da qualche giorno a Roma, cioè a casa sua visto che è romano e tifoso giallorosso, si incontrerà con il ds Gianluca Petrachi per mettere nero su bianco la nuova offerta da recapitare all'United, dodici milioni più tre di bonus. Forse servirà un altro piccolo sforzo, ma l'affare si farà.