Sempre più imprescindibile. Lo è da quando ha messo piede per la prima volta a Roma, Edin Dzeko, anche se qualche fase meno convincente l'ha vissuta perfino lui, nella stagione d'esordio e in quella passata. Ma l'indiscutibile personalità, la classe cristallina e i numeri che più di ogni altro argomento spazzano via ogni possibile obiezione, lo rendono il fuoriclasse della squadra. Il campione irrinunciabile. In qualsiasi circostanza, più ancora in quella attuale.

Fonseca ha recuperato buona parte degli infortunati di lungo corso, che indirettamente avevano costretto i pochi disponibili agli straordinari nelle sette partite disputate fra il 20 ottobre e il 10 novembre. Rientrati in gruppo Mkhitaryan e Pellegrini durante questa sosta di campionato per le nazionali, il tecnico portoghese può contare da qualche settimana anche sul recupero di Perotti, Ünder e Diawara. Cinque elementi che rimpinguano la rosa a disposizione dalla cintola in su, nonostante dietro qualche fastidio muscolare tenga ancora ai box Spinazzola e Mancini, rispettivamente da Parma e dal ritiro azzurro.

È il reparto avanzato quello che annovera un uomo solo: Dzeko appunto. Proprio quando il bosniaco sembrava dover necessariamente tirare i remi in barca, per l'infortunio allo zigomo e il successivo intervento che gli ha permesso di andare in campo soltanto con la maschera protettiva, il suo sostituto designato Kalinic si è a sua volta fermato. Frattura del perone la diagnosi, ritorno non prima di dicembre la prognosi. È accaduto al termine del primo tempo della sfida di Marassi contro la Sampdoria di Ranieri, unico match di campionato in cui Edin ha cominciato in panchina. Dopo l'intervallo è stato costretto a stringere i denti e rientrare in campo con tanto di supporto facciale, che ha dovuto indossare fino alla partita casalinga col Napoli, quando se l'è scrollato di dosso, dando la sensazione di liberarsi di un fardello necessario ma che gli ostruiva una visuale completa. E il centravanti giallorosso ne ha bisogno più di altri, per il suo modo di interpretare il ruolo.

Nonostante le cifre collezionate in giallorosso lo pongano fra i primi di ogni epoca per numero di gol realizzati (sesto di sempre con 93 centri complessivi), Dzeko non sembra fare un cruccio della mancanza di reti nelle ultime settimane. L'ultima delle sei stagionali con la maglia della Roma l'ha rifilata al Milan, il 27 ottobre scorso. Un colpo di testa con la maschera, che ha picchiato sotto la traversa e si è infilato in fondo al sacco regalando alla Roma la prima delle tre vittorie consecutive colte in piena fase emergenziale.

Il mini-ciclo non si è chiuso benissimo, con le due sconfitte di Moenchengladbach in Europa League e di Parma in campionato, dovute però più a sfortuna (la prima) e stanchezza (la seconda) che a qualche preoccupante lacuna tecnico-tattica. Fisiologico che la squadra pagasse qualcosa in termini di spossatezza, dopo una serie di gare ravvicinate giocate sempre dagli stessi e sempre al massimo, senza mai tirare il freno e spesso dovendo fronteggiare anche discutibilissime decisioni arbitrali.

Edin è fra quelli che più hanno tirato la carretta, dando fondo a tutto il carburante possibile, riserva compresa. Ma mentre qualcuno ha potuto tirare il fiato, lui ha risposto alla convocazione della Bosnia, accumulando ulteriori 110 minuti. E ora dovrà continuare a giocare con la Roma: unico nel ruolo di punta. Unico in tutto.