Rinnovo. È la parola chiave che gira attorno al nome e al cognome di Alessandro Florenzi in queste settimane. Per la verità sarebbe più corretto dire in questi mesi, visto che già alla vigilia del match di campionato di Verona contro il Chievo, il direttore sportivo giallorosso Monchi ne aveva parlato direttamente. All'epoca erano arrivati da poco i prolungamenti di Manolas e Perotti e il dirigente spagnolo approdato a Trigoria nell'aprile scorso aveva fatto tornare (quasi) primavera sul numero 24 rientrato in campo dopo la seconda rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro il 16 settembre scorso contro il Verona all'Olimpico: «Ci stiamo lavorando e magari a breve arriveranno delle notizie».

Non tanto a breve, però, ci dice la storia. Perché Monchi, che vuole mettere la firma sul nuovo contratto di Florenzi, a Londra ha parlato con Pallotta e il lavoro per il prolungamento dell'esterno di Vitinia continua anche in questo senso. Continua e non è fatta, perché è un contratto importante, c'è chi dice da top player. E sicuramente nella Roma tale sarebbe: ingaggio da tre milioni di euro l'offerta, un po' superiore la richiesta. Alla fine Florenzi non guadagnerebbe proprio il doppio di quanto attualmente percepisce, ma sarebbe un bel salto in avanti. Dopo Londra, una volta rientrati tutti (compresi i calciatori dalle vacanze), potrebbe arrivare la fumata bianca, ma non c'è fretta. La Roma al momento, con la finestra di mercato semiaperta, ha altre priorità, ma certamente le parti iniziano a essere quanto meno in condizione di sedersi seriamente al tavolo per raggiungere l'accordo.

E non c'entra nulla la possibile operazione di mercato legata a un esterno destro. Darmian è un nome che piace, ma una trattativa non è ancora in piedi anche perché per ora la Roma potrebbe lavorare con più facilità a un prestito con diritto o obbligo di riscatto, posticipando così l'eventuale costo del cartellino. Di quelle non tanto care al ds Monchi, va ricordato. Nel frattempo, magari, partirà qualcuno. Indiziato numero uno Bruno Peres, dal rendimento non troppo affidabile da più di un anno a questa parte, per il quale però ancora in concreto nessuno si è fatto avanti.

Esterno nuovo o esterno vecchio, allora, la certezza resta Florenzi. Anzi, l'eventuale arrivo di un esterno basso "vero" aprirebbe anche vecchi scenari con un vestito nuovo. Romano e romanista, quasi capitano e aspirante bandiera, Alessandro Florenzi si è messo come sempre al servizio della squadra e del tecnico. Stando almeno alle dichiarazioni di inizio stagione, Di Francesco non lo vedrebbe tanto come esterno basso, dove è stato costretto a giocare dopo l'infortunio di Karsdorp e il rendimento non all'altezza di Bruno Peres, e anche se non gli è dispiaciuto da esterno d'attacco (in Milan-Roma nel 4-3-3 e in Roma-Napoli nel 4-2-3-1), non è escluso che in assenza di emergenza in difesa possa provarlo anche come intermedio. Sarà un caso o forse una media matematica delle posizioni occupate in campo in carriera, che il sito ufficiale della Roma lo inserisce in rosa tra i centrocampisti? La fascia, in tutti i sensi, non gli sta stretta. Gli piace, e questo dev'essere stato anche il ragionamento in questa prima metà di stagione di tecnico e giocatore, nell'interesse della squadra. Del resto, per associazione di idee Florenzi è sinonimo di multitasking. E di garanzia per un allenatore. E questo (da alcuni indicato come il limite che ancora non lo fa sbocciare appieno), oltre alla sua romanità, è forse il valore aggiunto che farà compiere alla società lo sforzo di un rinnovo importante, quello dell'Azzurro che non ha problemi di ruolo, considerato che da quando ha iniziato a giocare l'ha fatto quasi ovunque. Poi farlo nella Roma dove è cresciuto sarebbe il top. Ma, salvo sorprese, gli esperimenti non inizieranno a San Siro il 21 gennaio, dove, proprio contro l'Inter, Florenzi mostrò il baffo al papà la prima volta in Serie A con un gol di testa.