Sette gol subiti in quattro partite senza di lui. Cinque incassati nelle sette occasioni in cui è stato in campo. Se la Roma ha invertito il proprio ruolino di marcia difensivo, gran parte del merito è da assegnare a Chris Smalling. L'ingresso in squadra del centrale con le treccine ha dato consistenza al reparto, anche se è innegabile che Fonseca abbia modificato qualcosa rispetto alle primissime uscite. La squadra ora si muove all'unisono ed è sorretta da una condizione atletica invidiabile, nonostante i ripetuti infortuni che l'hanno falcidiata.

Ma proprio nell'emergenza pressoché totale, il tecnico portoghese ha trovato i suoi punti fermi. Nel reparto arretrato è l'inglese il giocatore indispensabile. Da quando è entrato in squadra, non ne è più uscito. Nemmeno per un minuto. Sette presenze consecutive in Serie A, per un totale di 630', ai quali bisogna aggiungere gli altri novanta di Europa League nell'ultima gara contro il Borussia Moenchengladbach. Con i tedeschi Chris è stato protagonista suo malgrado, vittima del nefasto arbitraggio dello scozzese Collum, che forse travolto da un impeto di revanscismo ha voluto punire l'inglese colpito da una pallonata in pieno volto con rigore e ammonizione. Ma è evidente che il difensore non avesse alcuna colpa, tanto da aver raggiunto abbondantemente raggiunto la sufficienza anche in quell'occasione. Come in tutte le precedenti. Le prestazioni di Smalling in giallorosso sono state ben oltre la soglia del minimo sindacale: 6,875 la sua media voto secondo le pagelle de Il Romanista, che sale addirittura a 6,93 se riferita alle sole partite di campionato. Perfino nel giorno del'esordio italiano - che ha coinciso con l'unica sconfitta stagionale dei giallorossi, contro l'Atalanta - il numero 6 è risultato fra i migliori dei suoi, sintomo che il processo d'integrazione nella nuova squadra ha bruciato ogni tappa.

A dispetto di chi aveva dipinto il suo ingaggio last minute nell'ultima sessione di mercato come una sorta di azzardo. Ma si è trattato quantomeno di un (pre)giudizio dettato dalla disattenzione. Chris vanta uno stato di servizio invidiabile: scelto giovanissimo da Ferguson, ha vissuto nove stagioni di militanza nel Manchester United, con otto trofei vinti, 323 presenze nei Red Devils, 31 nella nazionale dei Tre Leoni, 14 nella Under 21. Tutt'altro che un carneade, tantomeno un calciatore finito coi suoi 29 anni.  Al contrario, la presenza di Smalling si è dimostrata un fattore decisivo per la squadra. Anticipo, marcatura, recuperi in velocità, stacco di testa: l'inglese ha confermato di essere un difensore completo in ogni ambito. Come testimoniano gli stessi numeri, che difficilmente mentono: una media di 4,8 duelli aerei vinti a partita, ben 112 recuperi di palla complessivi, cifra quest'ultima che lo pone al secondo posto (con Dzeko) nella speciale classifica dei romanisti. Il primo è Mancini con 126 recuperi, che ha però disputato tre gare in più rispetto al numero 6. L'inglese è cresciuto senza soluzione di continuità in poco più di un mese da titolare, trovando anche la via del gol a Udine. E centrando in qualche modo il bis contro il Napoli, quando una sua rovesciata sulla linea di porta con Pau Lopez già battuto ha salvato la Roma, valendo esattamente come una rete. Il senso di protezione che ha infuso a tutta la squadra è una certezza. La sua intoccabilità anche per Fonseca sta lì a confermarlo.