Dica trentatré, senza tossire ma lasciandosi solo andare alle esultanze. Al fatidico numero ammonta la somma di reti e assist vincenti di Aleksandar Kolarov in due stagioni e un pezzetto con la maglia della Roma. Cifra di tutto rispetto per qualsiasi giocatore, impressionante se riferita a chi viene schierato nella linea arretrata. Ma il serbo non è certo uno qualsiasi: nel periodo trascorso in giallorosso è riuscito a mettere in fila tutti gli altri difensori in Europa, compresi i mostri sacri alla Sergio Ramos, che con il gol hanno un rapporto privilegiato. Il numero 11 è già arrivato a quota sedici dalla parte giusta della Capitale, dei quali quattordici soltanto in campionato che gli hanno permesso di raggiungere un totale di venti in Serie A.

Compresi quelli appartenenti alla sua preistoria calcistica, prima dimenticata e poi punita con i due pezzi forti del repertorio: punizione l'anno scorso, rigore quest'anno. Entrambi decisivi, il primo per la vittoria, il secondo per il pareggio. Ma anche questa non è una novità: i gol di Kolarov portano punti. Sempre. Quando lui segna in campionato, la Roma non esce sconfitta. L'unico ko con la sua firma sul tabellino è arrivato in Coppa Italia. Se il buongiorno si vede dal mattino, quello di Alek in giallorosso ha irradiato luce: esordio su un campo storicamente ostico e che negli ultimi anni appartiene a una realtà importante del calcio italiano. Come da previsioni, la gara si rivela tremendamente complicata e a sbloccarla ci pensa proprio il serbo con una punizione astuta: la barriera salta e lui la beffa tirando rasoterra. Da quel momento in poi la palla inattiva dal limite dell'area sarà una sua prerogativa o quasi. Difficilissimo strappargliela: ne sa qualcosa Lorenzo Pellegrini, che in campo ha avuto qualche vivace scambio di vedute proprio sull'appropriazione dei tiri franchi.

Ma Kolarov con il passare dei mesi ha dimostrato di essere molto più che pericoloso. Basta osservare il terrore dipinto sul volto degli avversari quando la palla viene posizionata dall'arbitro sulle mattonelle contigue alla lunetta. Sulle sedici complessive, sono già sei le reti messe a segno su punizione diretta dal serbo. Che detiene l'aura dell'infallibilità anche dal dischetto: da quando è diventato il primo rigorista della squadra, ha realizzato cinque gol. L'unico suo errore dagli undici metri a Lecce, dove peraltro è stato ininfluente ai fini del risultato finale. Cifre simili per un esterno basso costituiscono molto più che un valore aggiunto. Anche per questo Fonseca - esattamente come i suoi predecessori - al numero 11 non rinuncia mai. Nemmeno quando appare con il fiato corto. Kolarov ha imparato a gestirsi. Per continuare ad arrotondare le sue strepitose cifre.