Glielo avessero detto due mesi fa, non ci avrebbe creduto neppure lui. Dove il lui è Javier Pastore, trenta anni compiuti nel giugno scorso, l'argentino che nella sua prima stagione in giallorosso ha raccolto quasi soltanto fischi. Si pensava che sarebbe stato ceduto nell'ultimo mercato. Invece è rimasto qui. Paulo Fonseca ci ha creduto, ci ha lavorato, gli ha dato fiducia al punto che Pastore, complici anche gli infortuni in serie che hanno martorizzato la rosa giallorossa, ora è al centro della Roma. Titolare in due delle ultime tre partite (in pratica da tre considerando che contro la Sampdoria è entrato in campo dopo otto minuti a causa dell'infortunio di Cristante). E pensare che lo stesso Fonseca non aveva nascosto le sue perplessità a proposito dell'oppotunità di far giocare all'argentino due partite a distanza di pochi giorni. Invece siamo a tre ed è probabile che anche oggi a Udine Pastore possa far parte della formazione iniziale. E anche se dovesse finire in panchina, è quasi sicuro che nel corso della partita sarà utilizzato considerando che i cambi a disposizione del tecnico portoghese non è che siano poi così molti.

È rinascita?

Parlare adesso di rinascita, è perlomeno un po' azzardato. Ma certo è che Pastore si sta rivelando un giocatore diverso da quello inutile o quasi, complici anche gli infortuni in particolare ai polpacci, che si era visto nella sua prima stagione con la Roma. Nelle prime dodici partite ufficiali di questa annata, ha totalizzato oltre il cinquanta per cento (421 minuti) dell'intero minutaggio dello scorso anno (790 comprendendo anche i 135 messi insieme in coppa Italia), mettendo insieme otto presenze (cinque in campionato, tre in Europa League) di cui quattro dal fischio d'inizio. Numeri sorprendenti considerando quello che ci aveva fatto vedere fino a qualche mese fa, quando sembrava un giocatore avviato al capolinea della sua carriera. Ha smentito tutti e ora si sta rivelando una risorsa per la Roma. Una risorsa, oltretutto, importante perché le qualità tecniche dell'argentino non si possono proprio discutere, come ha ribadito nel corso della partita contro il Milan rimanendo in campo per tutti i novanta minuti più recupero, in cui ha regalato oltre a qualche numero tecnico che fa parte del suo bagaglio, anche una continua presenza in fase di interdizione.

Il merito è del giocatore, ma anche, se non soprattutto, di Fonseca che fin dal suo primo giorno a Trigoria all'argentino ha fatto sentire la sua fiducia. Non è un mistero, del resto, che il portoghese al direttore sportivo Petrachi aveva detto, a proposito degli esuberi in rosa, che il giocatore che avrebbe comunque gradito rimanesse fosse proprio El Flaco considerandolo un calciatore che poteva ancora dare molto. Ha avuto ragione, almeno fino a qui. Pastore ha avvertito questa fiducia e l'ha voluta ripagare scegliendo la strada del silenzio ma avendo come obiettivo quello di far parlare il campo. Ci sta riuscendo. E averlo avuto come opzione in questo periodo in cui l'infermeria giallorossa all'esterno ha presentato il cartello del tutto esaurito, è stato fondamentale per gli equilibri della squadra. E ora l'argentino è una risorsa in più. Sapendo che se dovesse continuare sui livelli che ci ha fatto vedere domenica scorsa contro il Milan, più che una semplice risorsa si potrebbe rivelare l'uomo giusto per garantire la differenza. Cioè quella per cui era stato preso dal Psg.