Sono bastati 13', un dribbling e una scivolata a Mert Cetin per entrare nel cuore dei tifosi romanisti. E non solo in quello degli oltre 40mila che erano all'Olimpico per Roma-Milan ma anche per tanti di quelli che la partita l'hanno vista in tv e il giorno dopo lo hanno esaltato sui social. Sarà per quella faccia da duro o per quel temperamento spavaldo che fa tanto romanista. Un'attitudine che ti fa quasi dimenticare il fatto che sia un ‘97 nato ad Ankara.

Petrachi lo ha acquistato questa estate per 3 milioni dal Genclerbirligi, la squadra della sua città, che l'anno scorso ha conquistato la promozione nella Serie A turca. Di lui non si sapeva quasi nulla fino al giorno della sua presentazione a Trigoria quando ci ha messo subito il grugno: «Imparerete a conoscermi e sul campo riuscirete a vedere quanto valgo. Mi sento di essere all'altezza per competere con gli altri difensori. Il mio idolo è Sergio Ramos ma voglio scrivere il mio nome negli annali, così si parlerà di Mert Cetin. Non vedo l'ora di scendere in campo davanti ai tifosi della Roma per dare il massimo e fargli vedere quanto valgo».

Mustafa Kaplan, il suo ex allenatore in Turchia, in un'intervista a Il Romanista ce lo aveva presentato così: «Ha un carattere forte, è un leader nato. In campo è deciso e veloce, imparerà in fretta e diventerà uno dei protagonisti della Roma». Certamente queste possono essere le parole lusinghiere dell'allenatore che lo ha visto crescere ma qualcosa si è già visto domenica quando Fonseca ha deciso di mandarlo in campo al posto di Spinazzola.

Non si è trattata di una scelta fatta in emergenza perché in una Roma incerottata, il tecnico avrebbe potuto scegliere uno tra Florenzi e Santon, invece ha optato per il turco. Cetin lo ha ripagato con una serie di interventi puntuali, rischiando anche qualcosa quando rimedia un giallo per un intervento ruvido su Hernandez, che hanno annullato il tentativo di Pioli di far male alla Roma sfruttando quella fascia.

Nelle gerarchie parte come quinto centrale alle spalle di Smalling, Fazio, Mancini e Juan Jesus e il suo percorso di crescita è stato anche limitato da un problema ai denti che lo ha fermato per circa un mese. Nel gruppo si è ambientato bene grazie alla guida del connazionale Ünder e all'abbraccio dei senatori come Dzeko che sui social lo ha caricato con un «Grande brate (fratello, ndr)».

Lui, che non è esattamente un influencer, dopo la partita ha scritto su Instagram: «È stata la mia prima esperienza con la maglia della Roma in questo bellissimo stadio. Grazie a tutti i tifosi per il loro appoggio. Adesso è il tempo di lavorare ancora di più». È questo lo spirito giusto.