AS Roma

Rensch e il tempo della metamorfosi: oggi è già domani

Contro la Juventus l'ennesima prestazione affidabile dopo 4 panchine consecutive. Ora l'olandese cerca una stabilità identitaria, per imporsi come certezza

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
03 Marzo 2026 - 16:29

Metamorfosi cercasi. Un anno e due mesi fa, Devyne Rensch arrivava nella Capitale come uno dei prodotti più cristallini dello storico e florido vivaio dell'Ajax. Un'avventura iniziata con le lacrime di gioia subito dopo la firma, emozione catturata in uno scatto condiviso dal suo agente sui social. Oggi, 39 partite dopo e a 23 anni da poco compiuti, l'olandese viaggia alla scoperta di una stabilità interna. L'impressione, almeno finora, è quella di un equilibrio sottile su un dualismo evidente: da una parte, alla base, il valore della pazienza. Su 21 presenze complessive in stagione, sono solo 10 le gare in cui Rensch è partito titolare. Ma soprattutto, è il modo in cui viene utilizzato e, di conseguenza, le risposte arrivate, a sorpendere davvero. La prestazione offerta contro la Juventus è solo l'ultimo esempio, un film già visto contro il Como e tornando ancora più indietro, con Lazio e Nizza.

 
 
 
 
 
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C'è un numero che collega le prove da protagonista appena citate: il 3. Ovvero, 3 mesi disposti a scaglioni. Da settembre (titolare a sorpresa nel derby vinto e la conferma la gara successiva in Francia) a dicembre (tra i migliori in campo contro il Como e l'ottima prova da centrale di sinistra a Torino con la Juventus). Fino ad arrivare all'ultima gara, proprio contro i bianconeri, del primo marzo allo Stadio Olimpico. Un'occasione a disposizione di Devyne dopo ben 4 panchine consecutive, ultima volta in campo per 26' contro il Panathinaikos lo scorso 29 gennaio (11 giorni prima, contro il Torino, l'ultima apparizione in Serie A)

 

Circostanze che, inevitabilmente, avevano portato nel pre partita di Roma-Juventus a una riflessione sulla prontezza del calciatore, in marcatura su un avversario temibile come Kenan Yildiz. Ma la risposta è arrivata sul campo, forte e chiara: 9 uno contro uno vinti su 9 ingaggiati, terzo tra i calciatori scesi in campo per passaggi riusciti nell'ultimo terzo di campo (12), 2 passaggi chiave oltre alle 5 intercettazioni, i 3 palloni recuperati e i 7 contrasti vinti. Numeri che non possono passare inosservati. Per questo, ora, Devyne è in cerca di una metamorfosi identitaria. Non sentirsi solo una pedina affidabile su cui contare in determinati momenti, anche cruciali, ma una certezza a tutti gli effetti. Soprattutto per il futuro immediato, tenendo conto della situazione contrattuale di Zeki Celik e dell'ottimo rendimento di Wesley sulla fascia sinistra. 

Fondamentale, in questo senso, sarà la continuità di risposte soprattutto nelle opportunità che seguiranno la gara contro la Juventus. Quella sicurezza e perseveranza evidentemente mancate a settembre, o nel resto della stagione, per ritagliarsi un ruolo più importante. Qualcosa in più dello status attuale. L'applicazione è evidente, le qualità tecniche anche. Il senso di appartenenza non manca, la stima dell'allenatore neppure. Riserva affidabile o protagonista stabile? Con la squalifica dell'esterno brasiliano a Genova, Devyne potrebbe già mandare un segnale importante: oggi è già domani. E Rensch ha il futuro nelle sue mani.

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