Bati porta a Roma il film della sua vita. Lo farà domani, nel corso di una giornata a lui dedicata, nella cornice più prestigiosa: la Festa del Cinema di Roma, nel corso della sezione autonoma "Alice nella città" (biglietti su ticketone.it). "El numero nueve", il numero nove, è il titolo del documentario prodotto da SenseMedia sulla sua storia. Il regista è Pablo Benedetti e sarà anche lui presente nel doppio appuntamento di domani, che vedrà protagonista ovviamente il Re Leone, assieme al produttore Marco Saverio Alessandro Mazzinghi. Il primo appuntamento è la proiezione mattutina riservata agli studenti delle scuole, che potranno incontrare il numero 9 in persona. Poi alle 14 presso la "Casa Alice" allestita all'Auditorium sarà il momento della conferenza stampa di presentazione del docufilm, girato tra Italia e Argentina. Infine, la sera alle 21.30, l'evento clou: l'anteprima mondiale del film proprio nella città in cui Batistuta, dopo essere divenuto una bandiera della Fiorentina, ha potuto realizzare il suo sogno e quello di tutti i romanisti: vincere.

Una scena in Argentina de "El numero nueve"

Nel corso del film è lo stesso protagonista ad accompagnare il pubblico in un percorso fatto di ricordi e aneddoti finora inediti. Un racconto intimo che narra non solo il campione, ma la vita di Gabriel Omar come uomo. Uno sguardo sincero volto a mettere in luce ogni segreto, ogni retroscena capace di chiarire ancora più a fondo i caratteri della sua persona, dell'uomo che per tutti, da sempre, si cela dietro un memorabile numero 9.

Una storia, quella narrata da Pablo Benedetti, che va ben oltre la carriera iniziata al Newell's Old Boys e terminata all'Al-Arabi. Perché Batistuta, come ha avuto modo di raccontare più volte, dopo il ritiro ha iniziato la più difficile delle sue partite. Quella per le sue gambe, come ha descritto al Corriere della Sera in una delle sue ultime interviste: «Appena smesso, mi sono ritrovato con le caviglie a pezzi. Non avevo più cartilagine. Osso contro osso, su un peso di 86-87 chili: il minimo movimento diventava un tormento. Lo stesso problema di Van Basten, che ha detto basta a 28 anni. Certi giorni non riuscivo a scendere dal letto. Piangevo di rabbia e mi dicevo: non può finire così. Stavo male. Così male che sono andato da un amico medico e gli ho chiesto di amputarmi le gambe». Una richiesta fortunatamente non ascoltata, perché a Bati circa un mese fa è stata applicata una protesi alla caviglia sinistra a Basilea e ora sta conducendo il periodo riabilitativo a Firenze. Domani tanti tifosi romanisti, dagli studenti agli appassionati di cinema, avranno la possibilità di incontrarlo e di ringraziarlo un'altra volta per il suo breve e glorioso periodo in giallorosso. Perché il Re Leone è il Re Leone, per tutti.