L'immagine della partita è quella immediatamente successiva al fischio finale del pessimo Maresca, con la maggior parte dei giocatori schiantati a terra allo stremo delle forze dopo una gara bruttina e con pochissime occasioni da gol. Era quello che voleva Ranieri, non quello che invece sperava Fonseca, rappresentato in panchina da Nuno Campos, ma la questione degli infortuni è ormai diventata preponderante nella gestione tecnica della squadra giallorossa, costretta a rinunciare oltre ai cinque indisponibili annunciati (Ünder, Mkhitaryan, Zappacosta, Pellegrini e Diawara) anche a Cristante dopo 4 minuti e a Kalinic dopo 46, con Pastore e Dzeko mandati in campo uno a dispetto di una condizione non rifinita e in un ruolo inconsueto (ma se l'è sbrigata bene) e l'altro con il fardello psicologico della recente doppia frattura allo zigomo da gestire.

Peccato perché nel secondo tempo la Roma per un po' aveva dato l'impressione di poter sfondare il doppio muro eretto da Sir Claudio e invece ha finito col fiatone e qualche preoccupazione di troppo per via dell'espulsione di Kluivert, che ha rimediato due gialli per due ancate costringendo i suoi compagni alla sofferenza finale.

Il momento dell'espulsione di Justin Kluivert @LaPresse

Incerottata, ma comunque salda sulle gambe almeno nei superstiti alla strage di fibre muscolari e articolazioni, la Roma è stata un po' per tutta la partita in bilico tra santità e perdizione, con uno schieramento offensivo come da statuto societario e talvolta in difficoltà sulle (rare) transizioni avversarie, su cui evidentemente Ranieri aveva preparato tutta la partita. A innervosirla ha pensato l'arbitro, al solito assai incerto nell'interpretazione di episodi chiari e assai bizzarro nella distribuzione delle ammonizioni sin dal primo tempo, chiuso con quattro gialli (due per parte, con Mancini e Kluivert sanzionati per normali falli di gioco esattamente come Vieira e Bertolacci, che però avevano il primo fermato una ripartenza potenzialmente letale e l'altro con una gomitata sullo zigomo sempre Zaniolo).

Ma la partita è scorsa serena, con Ranieri a prendersi la sua razione di applausi sulla fiducia ad inizio gara e Fonseca ad accomodarsi nel suo sky box, oggi si chiamano così, nella parte alta della tribuna principale del Ferraris, gremito solo nei settori popolari.

Il romano neoblucerchiato si è affidato al collaudatissimo (in carriera) 442, chiedendo proprio come aveva fatto all'arrivo a Roma di dimenticare la costruzione dal basso difrancescana, puntando da subito sull'ex disocuppato e ex romanista (un altro...) Bertolacci, come interno al fianco di Vieira, con Quagliarella e Gabbiadini punte di un progetto tattico basso e chiuso, innescabile offensivamente negli scambi ravvicinati tra i due attaccanti o nelle incursioni degli esterni Jankto e Rigoni, magari negli spazi auspicabilmente concessi.

Ma la Roma di ripartenze ne ha lasciate poche, pur dovendo rinunciare quasi subito a Cristante, sostituito come da annuncio in conferenza da Fonseca. Un azzardo, che nella pratica si è rivelato ben speso, perché l'argentino è stato giudizioso nella posizione e ispirato nell'impostazione, godendo all'idea di poter toccare tanti palloni in spazi non intasati come sulla trequarti. Ne ha beneficiato il possesso palla romanista, poi magari un po' lento nella rifinitura e soprattutto nell'assistenza agli attaccanti. Poche le occasioni nel taccuino: ci ha provato con un affondo Rigoni all'8' e sulla respinta dal corner Bereszinsky, sfiorando il palo tra i brividi del settore ospiti, con visuale privilegiata nel primo tempo sulla porta difesa da Pau Lopez; al 21' Zaniolo ha sbagliato la misura della rifinitura in una ripartenza comoda per Kalinic (anticipato da Audero), al 35' Mancini ha masticato il pallone liberato da un rilancio da corner di Florenzi.

L'infortunio di Nikola Kalinic @LaPresse

Nel secondo tempo la Roma ha preso invece la residenza nella metà campo avversaria, con Dzeko in maschera al centro dell'attacco dopo l'uscita sul finire del primo di Kalinic e Kolarov perennemente proiettato da sponda mancina altissima, arma disinnescata dalla giudiziosa applicazione difensiva di Bereszinsky. Al 9' ben servito da Kluivert, Florenzi sembrava in grado a centro area di battere, ma la scelta fatta (tacco a cercare Dzeko) fa pensare che si sia ritrovato la palla troppo indietro rispetto alla sua posizione, al 10', su rilancio da corner dello stesso Florenzi, Dzeko si è trovato il pallone buono in area, rendendo chiaro il fatto che la mascherina di titanio gli impediva anche una adeguata visione panoramica: lo stop ne è risultato approssimativo e Audero ha sventato l'insidia.

Il possesso palla romanista ha raggiunto picchi di esclusività, ma poi Ranieri ha ulteriormente rifinito il dispositivo difensivo togliendo Rigoni e mettendo al suo posto il più difensivo Depaoli, chiudendo anche l'unico varco che nella ripresa la Roma, teleguidata dall'alto da Fonseca, trovava con una certa continuità. Anche Bonazzoli ha dato maggior vigoria di Gabbiadini all'attacco blucerchiato e la gara si è riequilibrata.

Ranieri e Nuno Campos @LaPresse

Proprio Depaoli al 25' ha costretto Pau Lopez a dare il meglio di sé per deviare oltre la traversa un gran destro su respinta da corner, a conferma che i cambi di Ranieri sono stati più incisivi di quelli di Fonseca e Campos. Anche Ekdal ha dato maggior ordine al centrocampo di Bertolacci mentre Perotti, entrato per Florenzi, non solo non ha mai inciso, ma è sembrato anche lento nelle proiezioni e nei ripieghi. Così l'attacco della Roma è sembrato assai spuntato, con Dzeko che si è ben guardato di saltare di testa e ci ha provato solo di piede (34', su Audero).

Zaniolo ha provato a dare una scossa subito dopo il tiro del bosniaco con una percussione delle sue, lasciando per strada due avversari, ma poi ha sbagliato la rifinitura per Perotti, poi ci ha provato Quagliarella mentre l'occasione più ghiotta è capitata sui piedi di Pastore, bravo a tirare forte in diagonale, deviato in corner. Nel finale bravo anche Pau.