Qualcosa di più di una semplice bozza quella recapitata mercoledì scorso dagli uffici del Comune di Roma verso Viale Tolstoj. Qualcosa di più nelle 60 pagine redatte dal gruppo di lavoro coordinato da Roberto Botta, vicedirettore generale del Comune, che recentemente ha preso in carico la gestione del dossier stadio, e dai direttori dei Dipartimenti Lavori pubblici, Fabio Pacciani, Urbanistica, Cinzia Esposito, e Mobilità, Carolina Cirillo. Un testo che si è presentato da subito come una proposta di Convenzione confezionata e completa in ogni sua parte, in cui sarebbero presenti anche condizioni cautelative esplicite, come quella che vedrebbe il Comune subentrare nella proprietà dell'impianto in caso di contravvenzioni dei privati sulle prescrizioni previste dalla Conferenza dei Servizi. Non sono questi però gli aspetti su cui nei prossimi giorni lavoreranno intensamente i tecnici della Roma e di Eurnova. Tutte clausole infatti normali in contratti di questa importanza, quasi standard, e che comunque raramente vengono realmente applicate nei fatti. Quello su cui i proponenti concentreranno le proprie attenzioni sono i nodi che hanno bloccato il progetto in questi ultimi mesi, quelli della contestualità delle opere pubbliche con quelle private.

A detta di chi ha lavorato sul documento del Comune pare che il lavoro abbia ricalcato a grandi linee quanto prescritto dalla Conferenza dei Servizi nel gennaio del 2018 e quanto ribadito lo scorso agosto dalla Regione Lazio. Vale a dire che i proponenti sono vincolati alla sola realizzazione delle opere di loro competenza, che per la mobilità si concretizzano in pochi interventi sulla Roma-Lido, 45 milioni per l'acquisto di nuovi treni e poco più di 10 per il rifacimento della stazione di Tor di Valle. Il resto dell'intervento sulla ferrovia che serve ogni giorno i pendolari che si muovono soprattutto da Ostia verso Roma, e che da molti viene considerata la peggiore d'Italia, sarà invece di pertinenza della Regione Lazio, che ha già fatto partire i bandi per i lavori, e stanziato circa 180 milioni di euro, frutto di un'erogazione del Governo nel 2017 e di vari accantonamenti della Regione stessa. I lavori in questo caso dovrebbero finire non prima del 2023, mentre si spera che lo stadio possa essere completato l'anno prima. In questo caso sarebbe previsto il potenziamento del trasporto di superficie su gomma, a spese dei privati però. Questo l'escamotage trovato già in sede di Conferenza dei Servizi e su cui da tempo insistono proprio i proponenti. Ora si tratterà di capire se nel testo della Convenzione non ci siano trappole, in caso disinnescarle, per poi richiedere un incontro con l'amministrazione della città. Non con i tecnici che hanno sinora condotto la trattativa, ma direttamente con la prima cittadina, cui spetterà inevitabilmente l'ultima parola. Virginia Raggi, dopo aver prima contrastato il progetto, poi modificato, stravolto, quindi cavalcato come (unico) risultato concreto della propria amministrazione, ed ancora dopo averlo sospeso, sottoposto a verifiche varie, dopo annunci prima trionfalistici, poi quasi minacciosi, e poi ancora speranzosi, dovrà pronunciarsi un'ultima volta. I privati sembra che abbiano la tentazione di ripetere lo schema del febbraio del 2017, quando si convinsero ad accettare ogni richiesta della sindaca, inchiodandola alle proprie responsabilità, senza alibi. Allora la strategia portò ad un accordo per molti versi impensabile, vero capolavoro tattico dell'uomo che più di ogni altro ha lavorato sul progetto, il vicepresidente giallorosso Mauro Baldissoni. Ed anche questa volta il dirigente del club sta conducendo in prima persona l'operazione.

Le indicazioni da Boston

L'indicazione che arriva da Boston è quella di non perdere troppo tempo. Per questo è presumibile che già nei primi giorni della prossima settimana verrà rispedita al mittente la bozza della Convenzione con le dovute e necessarie osservazioni. L'obiettivo, mai nascosto peraltro, è quello di far votare all'Assemblea di Roma Capitale la Convenzione, e la Variante al Piano Regolatore Generale, entro la fine dell'anno. Cosa che permetterebbe di cantierizzare l'area di Tor di Valle entro la fine della prossima estate. La posa della prima pietra tra luglio e settembre permetterebbe infatti al club di giocare nella nuova casa già dalla stagione 2022-2023, con un solo anno di ritardo rispetto a quanto previsto prima dell'esplosione dell'inchiesta che ha azzerato i vertici di Eurnova, partner ancora non per molto della Roma in questa avventura. Il presidente Pallotta ha già investito quasi 90 milioni, ed un altro centinaio servirà per liquidare (acquistando i terreni) proprio Eurnova. Alla fine verrà speso quasi un miliardo di euro. Per regalare alla Roma e a Roma una nuova casa. La nostra casa.