Contro la Sampdoria Nikola Kalinic ha già segnato, proprio a Marassi, tornando a casa con i tre punti: era l'8 novembre 2015, Sampdoria-Fiorentina 0-2. Sono passati 4 anni da quel piattone al volo, dopo una traversa colpita da Ilicic, il 20 ottobre a Genova il centravanti croato dovrà dimostrare di essere ancora l'ottimo bomber low cost dei due anni a Firenze, 12 gol in 36 partite nel primo anno in Italia, il 2015-16, 15 l'anno dopo, in 32 gare: poco meno di uno ogni due partite. Sono i gol che convinsero il Milan a puntare su di lui, e, di fatto, gli stessi che hanno convinto la Roma: nell'ultimo biennio non è che il croato abbia fatto sfracelli, tra i 6 centri in rossonero e i 2 lo scorso anno a Madrid, sponda Atletico, dove davanti aveva due mostri sacri come Diego Costa e Alvaro Morata, per tacere dell'allora idolo di casa Antoine Griezmann (che almeno non era un uomo d'area).

Al Milan, peraltro, la sua avventura era iniziata nel modo migliore: la prima partita la saltò perché era ancora tesserato per i viola, seconda e terza partì dalla panchina, alla quarta giornata, la prima da titolare, firmò una doppietta, e il Milan si prese i tre punti, 2-1 all'Udinese. Quell'anno era stato preso per fare il titolare, visto che Cutrone era troppo giovane, e André Silva una costosa incognita, alla Roma non ha ancora segnato, ma la sua prima gara dall'inizio (almeno in campionato: in Europa League gli è capitato in casa del Wolfsberger, in una squadra molto più che sperimentale) la deve ancora giocare. Gli capiterà dopo la sosta, perché Dzeko contro il Cagliari ha rimediato una doppia frattura allo zigomo, è stato operato, ieri si è allenato per la prima volta, ma lavorando a parte: tra una settimana sarà ancora troppo presto per fargli prendere i colpi che volano in area di rigore in una gara ufficiale.

Patti chiari

E così a Marassi la Roma punterà tutto sul croato, arrivato per fare da riserva al bosniaco: dopo due anni in cui quel ruolo era affidato a un attaccante giovane e ambizioso Schick, la società ha preferito puntare su un giocatore più esperto, magari con meno classe nelle giocate, ma con maggiore carattere. Un'operazione in qualche modo simile a quella fatta - con ottimi risultati - con Mirante: un over 30 affidabile e di buon talento, che in carriera ha giocato praticamente sempre, tanto da potersi permettere qualche mese in panchina senza arrugginire, disposto ad accettare senza musi lunghi il ruolo di riserva. Che, se interpretato con la testa giusta, può riservare grandi soddisfazioni: il croato le ha assaporate per qualche minuto domenica contro il Cagliari, tra quando ha messo in rete il pallone del 2-1, e quando si è reso conto che Massa, nonostante le rassicurazioni date ai romanisti mentre Pisacane era a terra per lo scontro con Olsen, aveva annullato per fallo in attacco. La Roma ha speso 2 milioni per averlo in prestito per questa stagione, il riscatto - opzionale - è fissato a 9: operazione definita il 2 settembre, ultimo giorno di mercato, tra la seconda e la terza giornata di campionato, non appena Schick ha accettato il prestito al Lipsia. Ha esordito solo domenica il ceco col nuovo club, mentre Kalinic ha già raccolto 2 presenze in Europa, e 2 spezzoni di 14' (più recupero) in campionato. Petrachi spiegò che era stato scelto «per la sua capacità di muoversi da prima punta e al contempo di affiancare Dzeko». Le 2 presenze in campionato le ha fatte al fianco del bosniaco, a Genova dovrà cavaresela da solo.