Emozioni sì, ma contrastanti. Commozione e gratitudine iniziali lasciano spazio alla rabbia finale. Si percepisce il clima ancora prima di cominciare a giocare. Un boato accompagna l'annuncio di Nainggolan durante la lettura delle formazioni. E lo stesso speaker dell'Olimpico è coinvolto dal clima che avvolge il più amato dei tanti ex in forza al Cagliari, quando gli scappa un «Radja» che quasi invoca la risposta del pubblico, proprio come all'epoca della militanza del Ninja in giallorosso. Mancano pochi minuti all'inizio del match e la Sud intona il coro in suo onore, proprio come ai tempi trascorsi insieme, ribadito anche a inizio gara e accompagnato da un eloquente striscione: «Mai un avversario: bentornato Radja», firmato Nel nome di Roma. A inizio ripresa apparirà anche un altro messaggio su carta: «Claudia non mollare», presumibilmente dedicato alla moglie di Radja. Quando poi a un quarto d'ora dal termine abbandonerà il campo, sarà l'intero Olimpico a tributargli una standing ovation che il Ninja non mancherà di sottolineare, ricambiando l'applauso alla sua ex Curva.

È però anche giornata di ricordi dolorosi e al minuto di silenzio disposto dalla Lega per la scomparsa del patron del Sassuolo Squinzi, si unisce il cordoglio profondamente romanista per Esperia De Falchi, mamma di Antonio. Nella parte alta della Curva a parlare sono gli striscioni: «Ciao Mamma coraggio Esperia!», «Mamma Esperia abbraccia Antonio»; mentre nella parte bassa appare «Ciao Mamma Esperia... Adesso riabbraccia Antonio!» firmato dal Gruppo Roma. I cori al termine del minuto sono tutti per il tifoso giallorosso ucciso trent'anni fa a Milano. Fra le tifoserie non sembra esserci particolare acredine, ma dopo il discusso e discutibile rigore concesso al Cagliari, l'autore del vantaggio ospite Joao Pedro rischia di accendere gli animi andando a esultare in direzione della Sud, che non la prende bene e indirizza al 10 cagliaritano una sonora bordata di fischi, ricominciando però subito a sostenere la Roma con ancora maggiore forza. Passa appena qualche secondo e Diawara si accascia a terra tenendosi il ginocchio e mimando con la mano un gesto a dir poco preoccupante sull'infortunio occorso. I respiri si bloccano e le maledizioni si sprecano.

Nemmeno il tempo di disperarsi e un doppio boato riscalda nuovamente i cuori dell'Olimpico e scuote tutta la zona circostante: la Roma pareggia e quasi in contemporanea Palacio riporta avanti il Bologna al Dall'Ara. La Curva alza ulteriormente il volume: «Dentro lo stadio ti sostengo...» è il coro di supporto più gettonato. Non l'unico ovviamente. Ma a distogliere dal normale sostegno è l'andamento del match. Le decisioni di Massa sono controverse per l'intera durata della prima frazione, chiusa con un'ammonizione a Kolarov che definire severa è puro eufemismo. Il pubblico non manca di far sentire tutta la propria disapprovazione con un sonoro «Buffone buffone» al rientro negli spogliatoi. Nella ripresa ogni (raro) fischio a favore dei giallorossi viene accompagnato da applausi sarcastici. Mentre la Curva comprende prima degli altri che il momento è delicato e incrementa i decibel con il coro vintage «Alé alé Roma alé» e quello più recente » Passa il tempo, cambia la gente...». Nel concitato finale la Sud prova a spingere verso un vantaggio che non arriva. E quando arriva ci pensa Massa a ritagliarsi ancora il ruolo di protagonista, perpetrando il delitto perfetto con l'annullamento del gol vittoria di Kalinic. A quel punto lo stadio intero ha un solo nemico e i cori non proprio lusinghieri che accompagnano l'arbitro negli spogliatoi crescono d'intensità quando il fischietto prima ammonisce, poi espelle a gara già conclusa Fonseca e il suo vice. Termina così la giornata dei 35mila accorsi all'Olimpico, fra recriminazioni, tanta (reiterata) rabbia e la consapevolezza di un'altra occasione gettata alle ortiche, ancora una volta con il decisivo concorso esterno di una categoria che continua a penalizzare la Roma.