Mea culpa, mea culpa, mea culpa. Pare che da qualche giorno Gianluca Petrachi, ieri visto chiacchierare a lungo con Fonseca, vada in giro accompagnandosi con un continuo e addolorato atto di contrizione. Del resto il direttore sportivo giallorosso, non può che farlo visto che l'apertura di un procedimento da parte della Procura Federale a proposito delle sue parole pronunciate nel giorno della conferenza stampa di presentazione di Mikhitaryan (10 settembre), non possono che essere interpretate come una confessione, se volete sicuramente ingenua e inconsapevole, comunque una confessione. Perché come interpretare, a proposito della vicenda mercato Dzeko, quel «quando la prima volta a maggio ho incontrato l'Inter, ho posto il mio prezzo»? Il problema è temporale, racchiuso tutto nella parola maggio quando cioè, da contratto, Petrachi sulla carta era ancora il ds del Torino di Cairo. A livello giuridico, peraltro, non conterebbe nulla un'eventuale lettera di dimissioni presentata ad aprile per esempio, per il semplice fatto che le dimissioni devono essere accettate per essere effettive. E allora, anche se con un po' di ritardo, ecco il deferimento che, per quello che ci risulta, ieri sera non era ancora arrivato nè alla Roma, nè a Petrachi, ma che, garantiamo, arriverà.

La genesi del procedimento

Se non altro perché il tutto è partito direttamente dalla scrivania del presidente federale Gravina nel momento in cui ha letto sul quotidiano sportivo torinese le parole di Petrachi, ha detto chiaro e tondo che la cosa doveva essere approfondita. E così è stato. La cosa, oltretutto, non è di piccolo conto perché il ds romanista potrebbe essere accusato di aver violato i principi «di lealtà, correttezza e probità» (art. 1 bis del codice di giustizia sportiva). Insomma, nella scala dei reati, chiamiamoli così, sportivi, è una cosa piuttosto pesante. Che può essere punita con una squalifica di mesi o, in alternativa, con una multa (che andrebbe in beneficenza). I tempi, comunque, per arrivare a una sentenza, non saranno brevi. Petrachi che non ha ancora ricevuto nessuna comunicazione, dovrà essere convocato e ascoltato, sapendo di poter comunque patteggiare la pena (e potranno essere ascoltati anche altri testi, per esempio i dirigenti dell'Inter). La strategia difensiva del ds e della Roma (perché anche la Roma può andare incontro a una sanzione) dipenderà molto da quello che ci sarà scritto nel deferimento. La sensazione è che la squalifica è ipotesi da non scartare (peraltro le squalifiche dei dirigenti nel calcio spesso assomigliano a barzellette), ma di fronte a un'ammissione di «leggerezza» si potrebbe arrivare a una multa che Petrachi pagherebbe gridando mea culpa, mea culpa, mea culpa.