Il Parma è avvisato. Nel suo giro d'Italia del gol, Edin Dzeko finora non ha segnato soltanto al Tardini (anche a Brescia, ma non ci ha ancora mai giocato). In pratica, una sentenza. Come a Bologna non più tardi di un paio di settimane fa. Stavolta non all'ultimo respiro come al Dall'Ara, ma dopo poco più di una decina di minuti di un secondo tempo in cui la Roma aveva finalmente cominciato a fare la voce grossa dopo un primo tempo giocato a ritmi troppo compassati per fare paura (anche se l'arbitro Abisso e il Var non hanno visto un calcio di rigore che era tale pure con le vecchie regole, pensate con quelle nuove).

Pellegrini a Bologna, Mikhitaryan a Lecce, entrambi destro a fornire l'assist decisivo, il risultato è stata una capocciata vincente (ieri c'è quasi da ringraziare pure Gabriel) del bosniaco a ridare fiato a una Roma che era uscita tramortita dai novanta minuti con l'Atalanta. Ancora lui, sempre lui, quarto gol in campionato, uno già pure in Europa League, cinque reti realizzate in sette partite ufficiali, partite in cui è sempre partito titolare perché per Edin il turnover è una problematica che non lo tocca.

Quando Fonseca consegna le maglie per gli undici titolari che andranno in campo dal fischio d'inizio, la prima è sempre per questo gigante che a forza di gol sta facendo dimenticare anche ai più severi la controversa estate passata, l'Inter che lo aspettava, la Roma e Fonseca bravi a convincerlo che sarebbe stato sbagliato rinunciare alla felicità che ha trovato dalle nostre parti. Soltanto nella prima stagione con Eusebio Di Francesco in panchina, aveva fatto meglio dopo sette partite ufficiali (all'epoca sei reti in campionato più la rete sul campo del Qarabag in Champions League).

Sentenza ventiquattro

Gli mancava, ovviamente, un gol anche al Lecce dove ieri ha giocato per la prima volta. Cartellino timbrato. Nella splendida città salentina è stato ancora decisivo, segnando alla ventiquattresima squadra contro cui ha giocato in campionato: Juventus, Torino, Milan, Inter, Atalanta, Lazio, Verona, Chievo, Bologna, Genoa, Sampdoria, Benevento, Crotone, Napoli, Lecce, Empoli, Carpi, Fiorentina, Frosinone, Pescara, Palermo, Cagliari, Sassuolo, Udinese, ha segnato a tutti, confermandosi sempre un goleador che soltanto i prevenuti o quelli che capiscono poco di calcio, possono mettere in dubbio.

I suoi, oltretutto, sono quasi sempre gol pesanti, basti pensare agli ultimi due che hanno portato sei punti invece di due. Nelle ultime dodici partite in cui ha segnato, la Roma è uscita vittoriosa dal campo in dieci occasioni, un dato che non fa altro che ribadire la fondamentale importanza di questo giocatore nel gioco e nei destini della squadra giallorossa, il perfetto terminale capace anche di giocare con e per la squadra, un centravanti tendente al dieci con quella qualità tecnica che è la garanzia dei campioni.

Podio giallorosso

Con quello di ieri a Lecce, il bosniaco è arrivato a quota novantadue reti in giallorosso con una media che dice un gol ogni due gare. L'obiettivo cento gol nella sua quinta stagione romanista, non è certo lontano, soprattutto se dovesse continuare al ritmo con cui ha cominciato questa stagione, ritmo che vorrebbe dire oltre venti reti l'anno (con picco di trentanove) che è roba per pochi.

È sempre più settimo assoluto nella classifica dei cannonieri romanisti di tutti i tempi. Il prossimo obiettivo è il primo dei centenari romanisti, cioè Vincenzo Montella che ne ha segnati centodue nei suoi anni giallorossi. Obiettivo raggiungibile, così come gli altri che lo precedono: Manfredini a 104, Volk a 106, fino, augurandoglielo con tutto il cuore, al terzo posto del podio dove c'è Amadei, il fornaretto di Frascati, centravanti del primo scudetto della Roma. Ne mancano diciannove per arrivare sul podio alle spalle dei primi due, Pruzzo a 138 e l'irragiungibile Totti a 307.

Ricordando che il bosniaco, oltre a questo, ha altri due anni di contratto, pensare di raggiungere il bomber di Crocefieschi che oggi sembra essersi dimenticato della Roma (ne parla sempre male e la cosa non può che dispiacerci) non è poi un esercizio di ottimismo sfrenato.

Ma al di là dell'aspetto numerico, quello che conta di più è che Edin Dzeko è tornato al centro della Roma, il centravanti ideale per il gioco di Fonseca, parole dello stesso tecnico portoghese, la punta in grado di fare reparto da solo facendo giocare bene anche tutti quelli che gli girano intorno.

L'unico problema è che prima o dopo Fonseca dovrà fargli tirare il fiato (giovedì prossimo in Europa League?) perché certo il bosniaco tutte non le potrà giocare visto che, oltretutto, quando c'è la sosta di campionato Edin va a fare gol con la sua Bosnia (pure lì ne ha segnati 58 in 105 presenze). Noi facciamo il tifo che, a breve giro di posta, si dedichi solamente alla Roma. Fonseca la pensa alla stessa maniera.