Cinque partite ufficiali, tre vittorie, due pareggi, due gol, sempre titolare. Sesta gara, prima volta in panchina per tutti i novanta minuti e, sarà un caso, è arrivata la prima sconfitta stagionale. Non ci vuole molto per capire che il protagonista di cui stiamo parlando è Justin Kluivert. Il ventenne olandese arrivato un anno fa da Amsterdam e che, dopo una stagione in cui più di qualcuno si era chiesto se era valsa la pena spendere diciassette milioni (commissioni escluse, commissioni da quattro milioni) per prendere il figlio d'arte di Patrick con la convinzione che potesse diventare un crack, all'inizio della sua seconda stagione, la prima dell'era portoghese, aveva cominciato a dare un senso più definito a quei diciassette milioni versate nelle casse dell'Ajax. Sempre titolare, almeno fino all'Atalanta, quasi sempre per scelta tecnica a eccezione del derby alla seconda giornata quando andò in campo dal fischio iniziale solo perché nel riscaldamento prepartita Zappacosta accusò un problema muscolare che ancora oggi lo costringe a fare lo spettatore.

Questione di fiducia

E al ragazzo figlio di Patrick questa insolita fiducia, soprattutto se rapportata alla stagione precedente quando prima Di Francesco e poi Ranieri gliela avevano data sempre a singhiozzo, gli ha garantito una nuova spinta per far vedere le sue qualità che sono quelle di un attaccante di fascia che può fare la differenza grazie alla velocità e al dribbling in corsa con cui sa creare la superiorità numerica. Da quando è arrivato Fonseca sembra un altro, al punto da poter dire che tra i meriti fin qui avuti dal portoghese, c'è proprio quello di aver riconsegnato alla Roma il Kluivert per il quale si era spesa una cifra importante con la certezza che quei soldi erano stati ben spesi. In cinque partite giocate, peraltro non tutte disputate fino al novantesimo, Justin ha già realizzato due reti (Sassuolo e all'Istanbul in Europa League in quell'Europa in cui nella passata stagione ne mise a segno uno al Viktoria Plzen che gli ha consentito di diventare il più giovane goleador della Roma in Champions League), tanti come nel suo primo anno in giallorosso quando tutto ha fatto meno che rispondere alle attese.

Ora con Fonseca in panchina le cose stanno cambiando, grazie anche probabilmente al fatto che il ragazzino orange ha dimostrato di poter giocare sia sulla fascia preferita, sinistra, sia a destra, garantendo anche la fase difensiva cosa che nelle sue prime apparizioni nel nostro calcio, gli era praticamente conosciuta. È chiaro che deve migliorare ancora molto, i margini di crescita sono enormi, ma in questa stagione sembra proprio che abbia ripreso a crescere costringendo Fonseca a dargli sempre maggiore fiducia. E domani a Lecce è molto, ma molto probabile, che l'olandese torni a vestire una delle undici maglie da titolare, a sinistra se Mkhitaryan andrà in panchina, a destra se toccherà a Zaniolo tornare a sedersi vicino al portoghese.

Più italiano

Il ritorno in copertina di Kluivert, probabilmente è anche figlio legittimo del suo sempre migliore ambientamento in un calcio e in un paese in cui anche il papà, grande giocatore, fece parecchia fatica. Ora quando gli parlano in italiano capisce tutto e anche lui ormai è in grado di esprimersi sempre meglio nella nostra lingua. All'interno dello spogliatoio, anche se se ne è andato via il suo amico Karsdorp, è sempre più inserito, ha rapporti di amicizia e complicità con Pellegrini e Antonucci soprattutto, se non altro per una questione d'età simile. È benvoluto da tutti i suoi compagni, anche perché è un ragazzo di estrema serietà, grande lavoratore che sa quando è il tempo di scherzare e quando, invece, c'è bisogno di fare le cose sul serio.

Ha fatto breccia tra i compagni, grazie alla musica. Nel senso che ormai è stato designato come il dj dello spogliatoio. Tocca a Justin mettere la musica prima e dopo gli allenamenti. E pare che i suoi gusti abbiano trovato il gradimento di tutti. La musica lo accompagna sempre, in particolare hip-hop e trap, cioè i generi musicali che vanno più di moda tra i ragazzi del terzo millennio. A Roma vive, come molti suoi compagni, dalle parti di Casalpalocco. Ufficialmente da solo, ma in realtà solo non lo è mai perché a turno la mamma o uno dei fratelli o qualche amico vivono con lui.