Buona a metà la prima. L'esordio ufficiale di Chris Smalling con la maglia della Roma porta con sé l'equivoco del double face. Più che buona la sua prestazione individuale, da rivedere - e non in senso letterale - quella di squadra. Contro l'Atalanta i giallorossi hanno compiuto un deciso passo indietro rispetto alle ultime tre gare, che avevano fatto riemergere entusiasmo e convinzione, nella squadra come nell'ambiente circostante. Eppure fino all'episodio che ha sbloccato il risultato, il match è stato ostico ma equilibrato. E soltanto l'imprecisione degli attaccanti romanisti sotto porta non lo ha indirizzato nel verso giusto. L'ingresso in campo di Zapata ha cambiato l'inerzia della gara, che fino a quel momento i difensori di Fonseca avevano controllato senza eccessivi affanni.

Merito anche dell'inserimento nella formazione titolare dell'ex Manchester United. Il numero 6 ha mostrato fin dai primi istanti in campo di trovarsi molto più che a proprio agio con la sua nuova squadra. Come se giocasse nella Capitale da anni. Sicuro di sé, in anticipo, in marcatura e anche con la palla fra i piedi. Merito forse anche dell'accoglienza del pubblico dello stadio Olimpico, che ha dedicato un boato all'annuncio del suo nome da parte dello speaker fin dal riscaldamento pre-partita. Dal primo intervento in poi, ogni sua azione è stata salutata da applausi di approvazione, cresciuti fino a diventare vere e proprie standing ovation ad ogni suo recupero in velocità o in scivolata. Una sorta di riedizione aggiornata del senso di protezione regalato dai grandi centrali del passato.

È ancora presto, anzi prestissimo, per scomodare paragoni illustri, ma se il buongiorno si vede dal mattino, l'alba giallorossa di Smalling ha irradiato una luce carica di speranza. Potrebbe davvero essere lui il difensore che mancava, anche se il risultato della sua prima gara a prima vista stride con le aspettative (elevate) che lo accompagnano. Chris ne è consapevole e già nel day after della partita con l'Atalanta ha affidato al proprio profilo Twitter i propositi di rivalsa: «L'attenzione ora si sposta su domenica», ha scritto fra le altre cose in una foto che lo ritrae a fine match, mentre si rivolge al pubblico battendo le mani. Chi lo conosce bene assicura che pur essendo soddisfatto della prestazione sfoderata al debutto - che assume valenza ancora maggiore calcolando che da quattro mesi non disputava una gara ufficiale - la sconfitta gli ha lasciato l'amaro in bocca. E in effetti sarebbe stato singolare il contrario.

Ma Smalling non è uno abituato a guardare indietro, come certificato anche dalla scelta di approdare in Serie A dopo nove anni trascorsi a Old Trafford. L'inglese è già impaziente di riscendere in campo e aiutare la squadra a riconquistare i tre punti. «Ogni partita è una battaglia e sono già pronto per le prossime», aveva detto a caldo transitando dalla zona mista. «Non vedo l'ora di vincere con la Roma», ha poi confidato agli amici, ormai lontano dallo stadio. Eppure il pensiero della prossima sfida contro il Lecce lo aveva già avvolto. Il difensore sa di avere ancora enormi margini di miglioramento. In fondo quello di mercoledì è stato il suo primo impegno agonistico dalla scorsa primavera. E lo stesso esordio ha subito un primo rinvio quando si è bloccato in allenamento, saltando il miniciclo vincente della scorsa settimana. Da ripristinare al più presto.