Abbasso tutti, viva noi. Così recitava uno striscione in voga diversi decenni or sono, mezzo giallo e mezzo rosso come il cuore ingrossato dei tremila che si sono stretti in un folle abbraccio. Come il cuore di chi, davanti ad uno schermo, è saltato da un divano o una sedia o direttamente a piedi pari sollevandosi dal pavimento come quel cigno di Sarajevo che oramai è un habitué di simili esultanze a tempo praticamente scaduto. La stagione 2018/2019 era iniziata con la trasferta di Torino, con una vittoria al cardiopalma e la rete di Dzeko e la corsa disperata per specchiarsi nei volti dei romanisti in estasi. Questa stagione di trasferte ha preso il via allo stesso modo, con la speranza di assistere ad un finale diverso.

Abbasso tutti, viva noi e in quel noi ci sono i tremila di Bologna, le migliaia e migliaia e migliaia di persone collegate da tutto il mondo con il cuore in gola.  Viva noi più uno, con il settore ospiti che ha voluto omaggiare e ricordare di un ragazzo come loro strappato anzitempo da questa terra. Dai suoi cari, dalla sua Curva Sud. "Eternamente la nostra peste, Giggetto Fedayn per sempre" recitava lo striscione esposto in un settore che - lo scorso anno di questi tempi - era stato teatro del ricordo di Giorgio Rossi e Stefano Cucchi. "Ciao Gigi", il telo giallo tinto di rosso esposto poco dopo tra la commozione e gli applausi di un settore intero. Tremila voci che si sono unite in un lungo e incessante canto d'amore spingendo la squadra oltre i limiti e gli ostacoli di decisioni dubbie e una inferiorità numerica che non è bastata, ovviamente agli altri. Non a noi, non ai romanisti che hanno cantato per lei con forza.

"Quando l'inno si alzerà tutto il mondo tremerà", l'ormai tradizionale incipit che da il via alle danze con uomini, donne, bambini, giovani e anziani che a pochi istanti dal termine della contesa hanno fatto davvero tremare il mondo. L'hanno fatto urlando a squarciagola, perché la Roma era passata in vantaggio ben oltre il novantesimo e mentre una rosa intera si riversava sotto ai loro occhi per esultare insieme. L'importanza di un noi, perché l'unione conta davvero e questo connubio meriterebbe di palesarsi anche e soprattutto nei momenti difficili. Anche quando gli umori sono diametralmente opposti rispetto ad una Bologna tornata zona di conquista dopo le delusioni di un anno or sono.

L'importanza di un "noi" è tutta nel lancio di maglia di Dzeko a fine partita, per consentire a chi di dovere di portarla nel luogo giusto al momento giusto. L'importanza di un "noi" è tutta in quel coro che ormai da alcune settimane sta scandendo il ritmo del cuore pulsante del tifo. Li chiamano tormentoni stagionali, ognuna d'altronde ne ha uno e i romanisti altro non hanno voluto e potuto fare. "Con te io scendo in campo, i tuoi colori un vanto, la maglia che tu hai la porto dentro". Lì nei meandri più intimi di anime in fermento, perché la Roma è passata in vantaggio e l'ha fatto davanti ai loro occhi quando il tempo delle occasioni era prossimo allo zero ed era pronto a palesarsi quello dei rimpianti. "Sono cresciuto con te, sono cresciuto col tuo nome. La Roma è il nostro grande amore, se la segui e canti vincerà" e difatti ha vinto e così ha un gusto particolare, di quelli che uno si porta dietro ripercorrendo a ritroso il cammino intrapreso la mattina stessa per arrivare in quel di Bologna.

Abbasso tutti, viva i romanisti. Quelli che hanno macinato le prime centinaia di chilometri stagionali portando i colori più belli al Renato Dall'Ara di Bologna. Quelli che hanno cantato per lei e hanno sofferto con lei. Quelli che, mentre il tempo sembrava aver accelerato il suo scorrere impietoso, hanno continuato a credere in un lieto fine: quello di un lungo e folle abbraccio. Abbasso tutti, viva la Roma e i suoi romanisti.