La sostenibile leggerezza dell'essere leader non può che stare sulle sue gambe. Edin Dzeko possiede quel carisma innato che lo rende indispensabile per ogni compagno e per tutti gli allenatori che ha avuto nella Capitale, da Garcia a Fonseca, passando per Spalletti, Di Francesco e Ranieri. Nessuno di loro è riuscito a fare a meno del suo straordinario apporto. Sotto rete come nell'impostazione della manovra, in cui si è sempre rivelato presiosissimo, travalicando le qualità di un centravanti classico. Il portoghese non lesina complimenti nei confronti del suo numero 9, che dopo una stagione opaca e un'estate vissuta sul filo dell'incertezza è tornato il campione che serviva alla Roma. Due gol nelle prime tre partite lo hanno assestato al settimo posto della graduatoria dei bomber giallorossi di ogni epoca - con 89 centri complessivi - e gli hanno fatto mettere Montella nel mirino, fermo a quota 102.

Un traguardo possibile nel corso dell'anno, soprattutto grazie a un gioco che promette faville nella fase offensiva (sono già otto le reti realizzate dalla squadra). Raggiungere la tripla cifra da romanista costituirebbe l'ennesimo record di una carriera straordinaria, oltre al coronamento di una porzione fondamentale della stessa. Alla Roma ha già regalato la fetta più ampia di gol messi a segno con le maglie dei club (il secondo è il Wolfsburg, con cui è arrivato a quota 85). E gli mancano soltanto otto presenze per fare dei giallorossi anche la squadra alla quale è stato più fedele: sono ora 182 i suoi gettoni, contro i 189 collezionati al Manchester City.

Numeri da capogiro, che vanno aggiornati con l'ennesimo record raggiunto dopo aver affrontato il Sassuolo: con il successo sul quale ha apposto il consueto timbro, Dzeko ha raggiunto le cento vittorie con la maglia della Roma. Una serie cominciata con il prestigioso trionfo sulla Juventus, proprio grazie a una sua firma. La tripla cifra certifica - se ancora ce ne fosse bisogno - l'importanza del bosniaco per la squadra. Che trascende perfino la sua strabiliante media-gol di 0,49 (ovvero una rete ogni due partite). L'esempio più recente arriva dalle prime tre giornate, nelle quali oltre a segnare Edin è stato punto di riferimento costante in attacco: da sponda per i frequenti inserimenti dei trequartisti; come da torre sui palloni alti quando il lancio lungo dalle retrovie diventa l'unica soluzione.

Nelle due gare disputate prima della sosta per le nazionali - oltre ad aver messo a segno una rete di rara bellezza contro il Genoa e aver conquistato il rigore decisivo nel derby - il numero 9 ha servito spesso palloni invitanti per i compagni. Una dote già messa in luce negli anni precedenti e che lo fa apprezzare particolarmente da Fonseca, da sempre amante dei centravanti di manovra. Nell'ultima sfida invece ha quasi ingaggiato un duello rusticano con la difesa del Sassuolo, Consigli in testa. Il portiere neroverde prima gli ha negato una possibile perla (tiro a giro di controbalzo indirizzato sotto l'incrocio dei pali), poi si è piegato al suo tap-in su assist dell'amico Kolarov. Nella ripresa la traversa e gli avversari si sono frapposti fra Edin e i suoi reiterati tentativi di incrementare il bottino personale. Fino all'uscita di Florenzi, che gli ha passato la fascia di Capitano. A quel punto il bosniaco ha cominciato un'altra partita, dedita al sacrificio e all'aiuto dei compagni anche dietro. Ulteriore esempio di leadership del cigno di Sarajevo