Domanda: avete in mano le undici maglie da titolare della Roma, a chi consegnate la prima? Ci sta rispondere Dzeko, il centravanti, il bomber, la punta in grado di fare reparto da solo, il reale regista offensivo di una Roma che con Fonseca come prima opzione ha quella di andare a fare gol. Ci sta pure votare Lorenzo Pellegrini, il nuovo Capitan futuro, il centrocampista a tutto campo tra quantità e qualità, il trequartista in grado di disegnare calcio, il ragazzo romano e romanista capace di inventare l'ultimo passaggio, il predestinato a vestire, presto, i panni del campione ed erede disegnato di una tradizione tutta romana e romanista. Ci sta anche mettere la croce sulla casella che dice Mikhitaryan, l'armeno arrivato da Londra per accendere la fantasia della gente romanista, l'uomo ovunque del fronte offensivo, goleador e assist-man come ce ne sono pochi in circolazione.

Ci possono stare anche altre risposte, se volete, ma se lo chiedete a noi, la risposta è Jordan Veretout anni ventisei, arrivato nell'ultimo mercato a Trigoria dopo un lungo tira e molla conclusosi con un prestito (un milione) più obbligo di riscatto (altri sedici), centrocampista duttile, mediano, interno, regista, volendo pure trequartista. Potrà sembrare strano, ma la nostra risposta non è soltanto figlia legittima della sua prima volta con la maglia della Roma, domenica scorsa contro il Sassuolo, mediano davanti alla difesa in coppia con Cristante. Ma è conseguenza del fatto che il francese è un ragazzo che sa stare in campo, sia quando il pallone è tra i suoi piedi o in quelli dei suoi compagni, sia soprattutto quando il pallone ce lo hanno gli avversari di turno, elemento quest'ultimo, che ha un peso importante quando si deve provare a tracciare un profilo-bilancio di un calciatore.Tutto questo ne fa un giocatore unico e indispensabile nella Roma che Fonseca sta costruendo. Il portoghese non ne ha un altro in grado di dare la stessa qualità e quantità sia in fase difensiva che offensiva.

Per farvi capire vi consigliamo di andare a rivedere il quarto gol della Roma, quello di Kluivert messo davanti al portiere da una straordinaria intuizione di Lorenzo Pellegrini. Ma riguardate tutta l'azione, parte da una doppia interdizione del francese che quando c'è da mettere il piede non è uno che si fa troppi scrupoli, ruba palla una, due volte e poi la mette tra i piedi di Pellegrini e a quel punto ci ha pensato Lorenzo a rendere tutto meraviglioso. Ecco uno così alla Roma mancava da almeno una stagione, un anno fa se ne era sentita la mancanza in maniera sin troppo evidente. Ha detto giustamente un collega che con Veretout è arrivato l'erede di Nainggolan solo con un anno di ritardo. Forse, a voler essere più precisi, il francese ci sembra la sintesi del belga e di Strootman, due centrocampisti che, per svariati motivi, ci siamo goduti troppo poco insieme, vuoi per gli infortuni dell'olandese, vuoi per le bizze di Radja. Per spiegarci ancora meglio, Veretout ci sembra il giocatore giusto al posto giusto, l'equilibratore, nei limiti del possibile nel calcio sfacciato di Fonseca, di una squadra che ne aveva un'urgente necessità.

Ecco perché lo votiamo come l'uomo imprescindibile di una Roma che si sta costruendo con la presunzione di voler pensare in grande. Del resto Veretout non può essere neppure una sorpresa, nelle due precedenti stagioni (in particolare nella prima) a Firenze, aveva fatto vedere di poter essere un giocatore determinante lì in mezzo al campo, cioè nella zona dove si decidono le partite e i destini di una squadra. Vedrete, adesso che è tornato a disposizione di partite ne seguirà poche in panchina e quando succederà sarà soltanto perché Fonseca deciderà di fargli tirare il fiato. Del resto sulle qualità di questo ragazzo che ha fortemente voluto la Roma, non è che ci fossero molti dubbi. Basti ricordare che, anno 2013, era titolare nella Francia under 20 che si laureò campione del mondo. I suoi compagni di reparto erano Pogba, Kondogbia, Thauvin. Tutti gli pronosticavano un salto di qualità nella nazionale dei grandi. Con la Roma può recuperare il tempo perduto verso la nazionale campione del mondo. È solo questione di tempo.