Una volta c'era la solitudine del portiere. Comprensibile. Con licenza letteraria, si era trasformata in un'altrettanto comprensibile solitudine dei numeri primi. Ora c'è quella del centravanti. Più complessa da metabolizzare. Soprattutto se a sbatterla sotto i riflettori è un signore che si chiama Edin Dzeko. L'ultimo capocannoniere del nostro campionato. E pure il miglior marcatore della passata edizione dell'Europa League. Fin qui, nella sua carriera, ha realizzato 284 gol in 610 partite ufficiali, in pratica uno ogni due partite. Trentanove di questi gol li ha segnati nella passata stagione, ventinove in campionato, dieci nelle due coppe. Mai nessuno come lui con la maglia della Roma. Mai Dzeko così Dzeko.

Critiche continue

Non è servito a niente. Se non continua a fare gol, rispuntano le critiche, i mugugni, le chiacchiere. E diventa facile usare le sue parole per aprire un caso. Si è detto orfano di Salah, che in campo quando si gira non vede più Nainggolan. Apriti cielo. Parole che, come poi ha specificato, tutto volevano essere meno che un attacco frontale nei confronti di Di Francesco. Il problema, in ogni caso, è stato aperto. È lecito discuterne. Lo ha fatto anche l'allenatore della Roma, il primo a sapere che c'è ancora parecchio da lavorare, fase offensiva compresa.
C'è un ragazzo che può risolvere alla radice la questione. È un ragazzo di ventuno anni, acquistato dalla Roma negli ultimi giorni di mercato, Patrick Schick. È appena tornato ad allenarsi con il gruppo, questione di giorni e sarà a disposizione dell'allenatore che non è da escludere possa già convocarlo per la sfida di domani sera all'Olimpico contro il Verona.
Sarà il ceco l'equilibratore della Roma, l'uomo da mettere costantemente più vicino al bosniaco. Di Francesco ci sta già lavorando. Non abiurando il suo credo del 4-3-3, rimarrà questo, almeno nel prossimo futuro, il modulo di riferimento. Apporterà però alcune modifiche per ridimensionare la solitudine del suo centravanti. Schick non dovrà essere costretto allo stesso lavoro che fin qui abbiamo visto svolgere da Defrel. Tenderà a girare intorno al bosniaco. O viceversa. Ricordando soprattutto come dopo quella passata, la migliore stagione di Dzeko sia stata la sua seconda in Bundesliga con la maglia del Wolsfurg. Quando cioè giocava in coppia con il brasiliano Grafite. Due centravanti. Si scambiavano spesso posizione, non davano punti di riferimento agli avversari, così Edin riusciva a sfruttare anche le sue doti da ultimo passaggio.
Quell'accoppiata può costituire un punto di riferimento importante per la Roma che verrà. Certo, ci sarà bisogno che anche il resto della squadra si adegui. A cominciare dall'esterno basso destro. Dovrà avere gamba, corsa, continuità per coprire tutta la fascia, sfruttando lo spazio che Schick lascerà per accentrarsi, più vicino a Dzeko e certo non con il solo scopo di farlo sentire meno solo. Sarà dunque necessario che torni Rick Karsdorp. E che l'olandese confermi sul campo il notevole investimento fatto dalla Roma per il suo cartellino, quattordici milioni garantiti più cinque frazionati in una serie di bonus legati al rendimento di squadra e calciatore. Pure l'olandese, dopo l'intervento chirurgico al ginocchio di inizio luglio, è ormai prossimo al rientro. Per la Roma, per se stesso e per far sentire meno solo un papà da 284 gol in carriera.