Bisognerebbe partire dalla fine, per raccontare bene questa partita piena di episodi e di cose divertenti, e anche, quasi per conseguenza, di errori e orrori difensivi, e la fine non è tanto la paura della beffa che ha sfiorato la schiena dei 35.000 spettatori accorsi all'Olimpico dopo quel primo tempo in scioltezza, quanto le parole di Fonseca in conferenza stampa che hanno certificato quello che ormai è chiaro a tutti: il calcio italiano è diventato un'altra cosa rispetto a quello che era prima.

E dunque può capitare che un allenatore (De Zerbi) di una squadra (il Sassuolo) assai meno tecnica di un'altra (la Roma), venga all'Olimpico per giocarsi i tre punti a viso aperto e conceda pure altri regali individuali e di reparto tanto da mandare quella squadra in vantaggio per 4-0 a fine primo tempo. E poi però nel secondo quella squadra, cambiando l'assetto tattico, riesca persino a tornare in partita, segnando due gol e sfiorandone altri, rischiando però anche un'umiliazione storica concedendo tre pali e altre quattro nitide occasioni da gol ai padroni di casa. Alla fine il risultato finale è stato (solo) 4-2 per la Roma, con spazi per mille rimpianti da una parte e dall'altra e comunque gli occhi pieni di queste cose divertenti, poco abituali per il campionato di serie A.

Sta di fatto che la squadra di Fonseca dopo tre giornate si ritrova con cinque punti e imbattuta, ha segnato otto gol e ne ha già presi cinque, e adesso è attesa giovedì dall'esordio europeo con i turchi del Basaksehir e poi domenica dalla trasferta in casa del Bologna, secondo in classifica dopo il pirotecnico 3-4 di Brescia.

Il pomeriggio dell'Olimpico era partito con un rigore prima assegnato dall'arbitro Chiffi e poi tolto giustamente dal Var Giacomelli (Peluso aveva sfilato il pallone a Kluivert in area in maniera lecita), ma la Roma ha trovato lo stesso via libera per la porta con uno schema ormai classico su calcio d'angolo, al 12', con la battuta a uscire forte di Pellegrini e la testata di Cristante all'altezza del primo palo. Sorpresa la difesa del Sassuolo, sempre un po' tenerella a dispetto di conoscenze sofisticate che l'allenatore ha chiaramente dato alla sua squadra (e si è visto soprattutto nel secondo tempo) ma che poi alla prova d'urto degli attacchi avversari non sempre si dimostra all'altezza della situazione.

Così davanti Defrel si è ritrovato l'occasione per pareggiare (palo al 16'), ma poi il raddoppio della Roma può insegnare quello che un difensore non deve fare per evitare di prendere un gol su un cross laterale, con Ferrari (già visto in forte difficoltà nella marcatura di Zaza a Torino nella prima giornata) che ha seguito solo il pallone e non ha visto (e, peggio, neanche considerato) l'ovvio movimento in anticipo che Dzeko ha compiuto per impattare la traiettoria di Kolarov e indirizzare la partita già al 19'.

Anche perché neanche tre minuti dopo Mkhitaryan (esordio sorprendente per la naturalezza con cui s'è calato nel ruolo di finta ala sinistra e vero trequartista) servito con tempi perfetti da Pellegrini (liberato a sua volta da una precisa torre di Dzeko su cui è uscito male Chiriches), ha perforato Consigli con un sinistro secco di chirurgica bellezza. E continuando con l'accademia, al 33' il Sassuolo ha perso una palla in attacco ed è stato fulminato da una transizione perfetta passata da Veretout in verticale su Pellegrini che si è girato in una frazione di secondo e ha lanciato Kluivert in campo aperto, freddo poi davanti a Consigli a regalare il quarto gol al pubblico estasiato, con la Sud a cantare senza mai fermarsi il nuovo coro mutuato dall'hincha del Boca, la nuova squadra di De Rossi.

Fase difensiva del Sassuolo rivedibile, dunque, e Roma implacabile nel ballare tra le rovine di una formazione a trazione anteriore a cui nulla di solido aveva regalato la scelta iniziale di De Zerbi di risparmiare un terzino più offensivo, schierando a destra Marlon al fianco di Chiriches e Ferrari per liberare magari più alto Peluso a sinistra. Perché se poi Duncan e Locatelli sbagliano e non filtrano e i tre davanti restano spesso a guardare diventa difficile pensare di opporre una qualche resistenza a una Roma cui indubbiamente gli inserimenti dell'armeno davanti (con Zaniolo tenuto inizialmente in panchina) e di Veretout davanti alla difesa (con l'ottimo Cristante) hanno conferito ulteriore spessore. E nel finale di tempo altre tre palle-gol hanno rischiato davvero di dare scenari da record a questo pomeriggio di metà settembre, ma Dzeko ha graziato Consigli scegliendo quasi sempre la soluzione peggiore tra quelle disponibili.

Nel secondo tempo De Zerbi ha tolto un centrocampista (Locatelli) e messo un terzino (Toljan) con l'intento di rinforzare sì centralmente la difesa, ma anche di restituire certezze agli attaccanti con uno sviluppo di manovra centrale che poggiasse anche su sponde esterne più libere di alzarsi, grazie al 343. Di contro Fonseca non ha chiesto neanche per un momento ai suoi di restare più cauti (l'unica, prevedibile accortezza mostrata è stata quella di tenere più basso un terzino nelle proiezioni offensive dell'altro), così la partita è diventata un festival di occasioni che per la Roma sono rimaste solo potenziali e che per il Sassuolo sono state in due occasioni trasformate in reti (una punizione gioiello di Berardi all'8' e un sinistro chirurgico dello stesso attaccante al 27', dopo una rapida verticalizzazione corale), col risultato che il finale di partita si è poi misurato da una parte con gli imbarazzi dei romanisti e dall'altra con la voglia degli emiliani di restituire dignità a una serata partita malissimo.

In più il destino ha voluto che tre gol che sembravano fatti sono rimasti tali solo nelle speranze dei tifosi (ma nella realtà sono stati un palo di Pellegrini al 2', una traversa di Dzeko al 4' e un altro palo di Mancini all'11'), come le altre occasioni sprecate da Dzeko e dal subentrato Pastore su lucide ispirazioni di Zaniolo, chiamato a far riposare Kluivert.