A destra, a sinistra, al centro: a scanso di equivoci, la politica non c'entra; sono le zone della trequarti dove Henrikh Mkhitaryan può giocare. Lo dice il suo curriculum, che tra Ucraina, Germania e Inghilterra lo ha visto svariare su tutto il fronte offensivo. E non solo, perché in situazioni d'emergenza Lucescu ai tempi dello Shakhtar Donetsk lo utilizzò anche da centrocampista centrale di costruzione, al fianco di Hubschmann che invece era deputato principalmente a compiti di rottura.

Le doti tecniche, nel dribbling e nel fornire il passaggio decisivo fanno però di lui il prototipo del trequartista. Ma essendo un destro capace di usare benissimo anche il sinistro, il trentenne armeno rappresenta un vero e proprio jolly offensivo a disposizione di Paulo Fonseca. Ieri il tecnico portoghese lo ha avuto per la prima volta ai suoi ordini: solo lavoro di scarico, visto l'impegno di domenica contro la Bosnia, ma gli infortuni di Ünder e Perotti potrebbero spingere l'allenatore a puntare subito su Micki. Che, dal canto suo, si è detto pronto: «Spetta al tecnico decidere se farmi giocare dall'inizio, a partita in corso o se lasciarmi in panchina», ha detto in conferenza.

Come lui stesso ha sottolineato, tende a partire largo per poi accentrarsi, sia quando ha la palla tra i piedi sia quando - come in occasione del secondo gol armeno con la Bosnia - la palla ce l'hanno i compagni. I suoi tagli hanno spesso fatto le fortune di Shakhtar, Borussia Dortmund, Manchester United e Arsenal. L'intelligenza tattica e la spiccata predisposizione all'assist (dodici in un anno e mezzo ai Gunners: nessuno ha fatto meglio di lui in questo periodo) lo portano a prediligere il ruolo centrale, ma - in Bundesliga prima e in Premier League poi - Klopp, Mourinho, Wenger e Emery lo hanno utilizzato principalmente come ala destra: un po' come lo Zaniolo visto nella seconda parte della scorsa stagione, per capirci. In altre circostanze lo hanno fatto partire da sinistra, ad esempio nei due spezzoni giocati con l'Arsenal prima di accasarsi a Roma. Con l'Armenia invece ha agito quasi sempre partendo dal centro, con qualche sporadico passaggio tra il centrocampo e l'ala destra.

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Lucescu: «Un giocatore intelligentissimo»

A confermare l'universalità offensiva di Henrikh Mkhitaryan anche l'uomo che l'ha lanciato sul grande palcoscenico calcistico, Mircea Lucescu, suo allenatore a Donetsk dal 2010 al 2013. «È uno dei giocatori che amo di più - le dichiarazioni del tecnico romeno ai microfoni di Tmw - Mkhitaryan è molto intelligente, si adatta a tutti i sistemi di gioco e ha grandi capacità di corsa e di resistenza». Sono queste le caratteristiche che spinsero Lucescu a prelevarlo dall'altra squadra di Donetsk, il Metalurg, quando Henrikh aveva ventuno anni. «È andato fortissimo quando l'ho fatto giocare dietro la punta. In Inghilterra, invece, è stato utilizzato in posizioni che gli sono meno congeniali. Per le sue capacità tattiche, in poco tempo sarà titolare nella Roma». Del resto, al talento si trova sempre un posto.