Sono gli scherzi del calciomercato: c'è il rischio che a guidare l'attacco del Sassuolo domenica, alla ripresa del campionato, ci sarà Gregoire Defrel, uno che ha trascorso gli ultimi due mesi della sua carriera imparando ogni movimento tattico offensivo e difensivo di Fonseca. Hai voglia a blindare gli allenamenti. Il portoghese è davvero un tipo discreto: quando la Roma scende in campo a Trigoria, nessuno può avvicinarsi alle reti, neanche i giornalisti di Roma Tv, costretti a riprendere solo le fasi meno "rivelatrici" di ogni seduta. Poi però in campionato vai a giocare contro uno che di questi lavori non se n'è perso neanche uno.

Bisogna farsene una ragione, ma è solo uno dei tanti aspetti paradossali del nostro movimento calcistico schiavo delle logiche del mercato e totalmente insensibile rispetto al lavoro degli allenatori. Stavolta potrà trarne giovamento De Zerbi, uno che ama parlar chiaro e infatti la scorsa settimana ha ringraziato la sua società per gli investimenti sul mercato: «La squadra è molto forte, non mi nascondo dietro a un dito. Certo, ora mi dovrò adattare alle caratteristiche dei giocatori per cercare di metterli nelle condizioni ideali e nelle posizioni giuste. Alzare l'11° posto è il nostro obiettivo: siamo più forti dello scorso anno, ma questo vale anche per tante altre rivali».

Per De Zerbi è un po' un anno chiave. È il più giovane allenatore della serie A, con i suoi 40 anni appena compiuti (uno in meno di Tudor, tre di Inzaghi), eppure è già apprezzato anche ad altissimi livelli. La stessa Roma quest'estate lo ha trattato in alternativa a Paulo Fonseca, poi ha prevalso la linea straniera in discontinuità con il progetto che si voleva evidentemente rifondare e lui è rimasto in Emilia con l'idea di migliorare l'11° posto della scorsa stagione, piazzamento in linea con quelli degli ultimi anni (arrivò 11° anche Iachini e l'anno prima Di Francesco 12°), ma ancora lontano dall'exploit record del 2016 quando proprio Di Francesco conquistò il sesto posto in campionato. Prevale ancora la linea autarchica (è una delle sette società che non lascia la maggioranza dei suoi posti in rosa a giocatori stranieri), hanno sei calciatori che fanno parte delle nazionali di cui due in Under 21 (Tripaldelli e Locatelli), oltre ad altri cinque di cui detengono la proprietà ma che attualmente giocano per altre squadre (Adjapong, Sala e gli ex romanisti Marchizza, Frattesi e Scamacca). La società è solidissima grazie ai capitali del proprietario Squinzi e può permettersi anche sbilanci di mercato tipo quelli della recente sessione (11 nuovi acquisti, -5,7 milioni nel saldo tra costi e ricavi).

La squadra però è ancora un cantiere aperto. De Zerbi ha affrontato le prime due partite della stagione (la sconfitta in casa del Torino alla prima giornata per 2-1, la vittoria sulla Samp alla seconda per 4-1) con un altro sistema di gioco rispetto al consolidato 433 dello scorso anno. Adesso dispone a rombo il centrocampo: Obiang (in attesa del ritorno di Mignanelli) è stato il vertice basso delle prime due gare, Traoré quello alto, interni sono stati Bourabia in trasferta e Duncan in casa, a sinistra ha giocato sempre Locatelli. Davanti Boga (il giovane esterno cercato da Petrachi, ma non liberato proprio da De Zerbi) e Caputo contro Mazzarri, Berardi (tripletta) e Caputo contro Di Francesco. Dietro i centrali sono stati sempre Marlon e Ferrari, sulle fasce si sono alternati a destra Toljan e Muldur e a sinistra Rogerio (poi fermato da un infortunio al menisco: ne avrà per qualche settimana) e Peluso.

La difesa resta il reparto da registrare: i duelli uno contro uno a Torino hanno lasciato parecchio a desiderare (soprattutto per le amnesie di Ferrari, vedi gol di Zaza) e la prima parte dello stranissimo primo tempo con la Sampdoria (tre nitide occasioni per i blucerchiati nei primi 20 minuti, poi show di Berardi e all'intervallo si era già 3-0 per il Sassuolo) aveva fatto accendere una spia nel motore di De Zerbi, che poi la tripletta dell'attaccante aveva spento. Tra le particolarità, marcano tutti a uomo sui calci d'angolo degli avversari (contro il Torino ce n'erano solo due a zona e cinque a uomo, due al limite e uno più alto) mentre su quelli a favore calciano a rientrare mandando a saltare solo quattro uomini oppure cercano di sfruttare le doti acrobatiche del difensore centrale Ferrari, calciando a uscire mentre un attaccante esegue un movimento civetta incontro verso il primo palo che tende a muovere i difensori, tre vanno ad attaccare la linea difensiva e il quarto, Ferrari appunto, parte più dietro per sfruttare quella sorta di scudo dei suoi compagni: e con il Torino per poco non arrivava proprio così il gol del pareggio. Questo almeno hanno fatto vedere nelle prime due giornate di campionato. La sensazione è che abbiano ancora tanto margine di crescita. Un po' come la Roma.