Un'estate fa la storia di loro due, Lorenzo Pellegrini e il pallone, era un po' come una favola. Ma l'estate è andata e anche le altre stagioni e un anno dopo si è tramutata in realtà. Il numero 7 si è tramutato in qualcosa - molto - di più di una semplice promessa. La prima avventura da grande in maglia romanista dopo il rientro dall'esperienza biennale di Sassuolo era stata di apprendistato. Non poche le presenze con il suo mentore Di Francesco (che in Emilia lo aveva lanciato definitivamente nel calcio "dei grandi" dopo l'esordio con Garcia rimasto però caso isolato) in panchina, ma un rendimento altalenante in quella prima stagione. Poi la seconda, le maggiori responsabilità e una partita che ha cambiato tutto. La partita, per chi come Lorenzo ha la maglia della Roma tatuata addosso. Il derby di andata della stagione 2018-19, iniziata male e proseguita peggio, ma che in quel 29 settembre vive uno dei pochi acuti. «E tutta la città correva incontro a noi», dopo quel colpo di tacco che punisce i rivali di sempre e lancia la Roma verso il trionfo.
È la svolta. Lui diventa San Pellegrini, almeno per un giorno. E quello che veniva considerato fino a poco prima un ragazzino, da quel momento diventa agli occhi di tutti un uomo. Con tutto il carico di onori e oneri che ne deriva. La stagione prosegue avara di soddisfazioni e densa di sofferenze, fino a far finire tutti nel tritacarne, compreso il ragazzo cresciuto a Trigoria. Che però non compie mezzo passo indietro e fedele a quanto dichiarava in tempi non sospetti, davvero da giovanissimo («Il modello al quale mi ispiro è Daniele De Rossi»), ci mette sempre la faccia e si prende la sua fetta di responsabilità.

Fino alla rivoluzione che fra primavera e inizio estate sconvolge il volto della Roma dell'ultimo trentennio. Cambiano allenatori, direttori sportivi, staff atletici, medici e tutto il possibile e anche l'impossibile. In campo non c'è più De Rossi, a Trigoria nemmeno Totti, e anche Pellegrini non deve sentirsi tanto bene. Come chiunque respiri e sprigioni romanismo da ogni poro. Ma Lorenzo non si scompone e respinge ogni corteggiatore attirato dal profumo di una clausola di rescissione abbordabile. Niente da fare: casa sua è Trigoria, la pelle di Pelle è giallorossa.

Eppure arrivano conferme anche in azzurro: le prestazioni sopra le righe nelle prime due gare di campionato non lasciano indifferente il ct Mancini, che nel romanista trova un giocatore di corsa e qualità, tanto da far corrispondere a quel numero che porta sulle spalle l'antico ruolo di ala assegnato con le maglie dalla 1 alla 11. Il numero 7 della Nazionale entra a gara in corso in Armenia e trasforma un match più che sofferto nella quinta vittoria consecutiva dell'Italia. Inserimento e stacco di testa (due dei suoi molteplici punti di forza) rasentano la perfezione e scollano tabellone e tabellino da quel pari cui sembravano destinati. È il primo gol con l'Italia dei grandi per Pellegrini, che giocherà la prossima da titolare e ancora da esterno destro. In ogni posizione Lorenzo si conferma Magnifico.