È possibile fare il giro del mondo senza uscire da Roma? Se siete a Trigoria sì, perché lo spogliatoio giallorosso quest'anno è un melting pot in grado di aggregare 13 nazionalità differenti dove si parlano 12 lingue. C'è lo spagnolo di Pau Lopez che si intende facilmente con gli argentini Fazio, Pastore e Perotti. Il brasiliano di Jesus e Fuzato e l'inglese di Smalling, mentre viaggiano in coppia gli amici turchi Ünder e Çetin. Poi ci sono un francese, un armeno e un guineano: no, non è l'inizio di una barzelletta ma le nazionalità rispettivamente di Veretout, Diawara e Mkhitaryan. C'è varietà anche in avanti con l'olandese di Kluivert, il bosniaco di Dzeko e il croato di Kalinic per un totale di 16 stranieri in rosa. Una specie di Torre di Babele in cui districarsi può non essere facile: per informazioni chiedere al traduttore ufficiale della Roma Claudio Bisceglia, impegnatissimo in questa prima fase della stagione.

C'è da aggiungere anche il portoghese che è la lingua ufficiale dello staff tecnico ma non l'unica: mister Fonseca padroneggia anche lo spagnolo e l'inglese. Capisce già bene l'italiano e in privato lo parla anche, ma da uomo attento alla comunicazione in pubblico preferisce ancora utilizzare il traduttore per non incappare in errori. Questo tour linguistico però non mette in secondo piano l'anima italiana della Roma che quest'anno è cresciuta numericamente: le uscite di De Rossi e El Shaarawy sono state colmate con gli ingressi di Zappacosta, Mancini e Spinazzola, oltre al rientro del giovane Antonucci, che con le conferme di Mirante, Santon, Florenzi, Pellegrini, Cristante e Zaniolo porta a 10 il gruppone degli italiani.