Ora si fa la Roma. Certo, due giornate di campionato con tanto di derby sono andate in archivio, preoccupazioni e ansie non sono diminuite. Si potrebbe pure pensare che sarebbe stato meglio chiudere con qualche settimana d'anticipo il mercato dell'anno zero, per usare una frase del direttore sportivo Gianluca Petrachi, per consentire a Paulo Fonseca di cominciare a mettere in piedi la sua prima Roma. Perché ci pare chiaro, basta andare a rileggersi le formazioni mandate in campo contro Genoa (dieci giocatori della stagione precedente) e Lazio (primi cambi Pastore e Santon) che la prima Roma del tecnico arrivato dal Portogallo via Ucraina, tutto abbiamo fatto meno che vederla.

Il tutto aggravato, si fa per dire, dall'opposto che abbiamo visto in campo prima con il Genoa, «dominare gli avversari», poi nel derby, «io speriamo che me la cavo». Detto che l'idea portoghese fa scopa con la prima opzione perché quello è l'obiettivo finale, cioè fare la partita, giocare nella metà campo avversaria, difendersi attaccando alternandolo a un possesso palla che come diceva un maestro come Nils Lidholm «se la palla è tua, minimo non prendi gol», ora c'è bisogno che l'idea diventi un progetto nel più breve tempo possibile, pur nella consapevolezza che non sempre la ciambella uscirà con il buco. Adesso, dunque, tocca a Fonseca mettere insieme la sua Roma, dargli un'anima, un gioco, la fiducia che serve per arrivare all'obiettivo.

La società quello che doveva fare lo ha fatto. Certo si poteva sognare anche un mercato migliore e più impegnativo da un punto di vista economico, ma si è pensato giustamente al bilancio, a dare il benservito ai tanti disastri lasciati in eredità dal precedente direttore sportivo, a garantire al tecnico una squadra con un senso compiuto, razionale, con i giocatori (due per ruolo) logici. Nella parte finale del mercato, è arrivato l'uomo offensivo in grado di garantire qualità, assists, qualche gol, il vice Dzeko e quel difensore centrale che serviva come il pane per sperare in una migliore solidità difensiva. Solo che adesso Fonseca avrà il compito di metterla insieme a questa Roma. E il lavoro che lo aspetta non è certo di poco conto.

@LaPresse

Moduli e alternative

Si lavorerà con il modulo fin qui visto in campo (anche se nel derby in certi momenti si è visto un quattro-quattro-due): quattro difensori, due mediani, tre trequartisti, una punta. Fonseca può lavorare su un numero notevole di alternative di uomini, in pratica in tutti i ruoli potendo contare anche su alcuni giocatori che possono essere sfruttati in diverse zone del campo (Florenzi su tutti, ma anche Zaniolo, Pellegrini, Cristante, Veretout). Crediamo di non sbagliare sostenendo che ci saranno da inserire non meno di quattro-cinque titolari. Pensiamo a Smalling e Mkitaryan, ma anche a Spinazzola, Veretout, volendo anche Diawara e Zappacosta. Fonseca, poi, sarà chiamato a creare quella chimica di squadra, in campo e nello spogliatoio, che è elemento fondamentale per una squadra che vuole vincere le partite.

È un elemento, quest'ultimo, che nella passata stagione è stato forse la carenza, oltre agli infortuni in serie, principale di una Roma che non è mai stata squadra, lacerata da discussioni interne ed esterne, colpevolizzata da un tecnico (Di Francesco) che pure dal punto di vista dei rapporti di spogliatoio ha contribuito a una serie di problemi che poi hanno portato al fallimento finale. Fonseca in questo senso sembra essere partito con il piede giusto, dicendo chiaro e tondo, e soprattutto alla squadra, che «il primo responsabile degli errori sono io». Potete scommetterci, con questa frase ha guadagnato parecchio credito all'interno dello spogliatoio di Trigoria.
L'altro compito fondamentale a cui è chiamato il tecnico portoghese, è quello di ridare un gioco, un'idea, un senso a una Roma che nella passata stagione mai ha dato la sensazione di essere una squadra.

Farà bene a continuare sul percorso appena tracciato, modulo compreso, ma la capacità con cui ha capito, dopo il Genoa, che non era ancora maturo il tempo per fare la voce grossa, ci fa immaginare che possa anche pensare a qualche alternativa magari maturando la convinzione che la migliore Roma possibile con questa rosa, possa andare in campo con un modulo diverso. Proviamo a immaginare: l'albero di Natale, cioè il quattro-tre-due-uno. Con nomi e cognomi: Pau Lopez (altro che lo svedese), Florenzi, Mancini, Smalling, Spinazzola; Veretout, Diawara, Pellegrini, Zaniolo e Mkhitaryan alle spalle di Dzeko. In alternativa potrebbe esserci anche l'uno-due offensivo, Zaniolo, Veretout e Pellegrini i tre centrocampisti, l'armeno dietro Dzeko e Under. Insomma, le alternative ci sono. Ora bisogna solo lavorare e aspettare la risposta del campo. Buon Lavoro, Fonseca.