Hanno detto la loro i tifosi, e poi hanno cambiato idea: alla lettura delle formazioni Edin Dzeko è stato fischiato. Nulla di clamoroso, anche perché lo speaker ha letto i nomi piuttosto velocemente, forse anche per evitare possibili problemi, ma la cosa si è notata. Poi però il centravanti che a questo punto della preparazione si aspettava di essere già agli ordini di Antonio Conte, ha giocato con la solita rabbia, la solita classe e la grande professionalità di questa estate, rendendosi protagonista delle occasioni più importanti della Roma, specialmente nel primo tempo, e il pubblico avrà apprezzato.

Come ha apprezzato un paio di interventi di Pau Lopez, forse il meno reclamizzato degli acquisti estivi, e comunque l'unico in campo nella formazione titolare schierata ieri da Fonseca, che ha fatto iniziare in panchina Spinazzola, Diawara e Mancini. Grandi applausi per il portiere spagnolo dopo 4', quando ha impedito che una deviazione ravvicinata del mediano uruguagio Valverde sbloccasse subito il risultato. Ma gli applausi sono arrivati anche per Dzeko, quando, al 40', un minuto dopo il 2-1 di Casemiro (segnato grazie a un fuorigioco di partenza che solo la terna arbitrale, con un assistente di Roma, uno di Albano Laziale e il quarto uomo di Tivoli, è riuscita a non vedere), il bosniaco ha calciato di prima intenzione l'assist filtrante di Ünder, trasformandolo nel 2-2.

Grandi applausi quando è uscito dal campo, operazione lunghetta perché nel frattempo aveva preso la fascia di capitano e ha dovuto passarla a Fazio, qualcuno ha fatto "buuu", e il resto dello stadio ha reagito scandendo a piena voce il suo nome. E il bosniaco, che potrebbe essere all'ultima gara all'Olimpico, ha apprezzato la dimostrazione d'affetto, applaudendo i tifosi mentre lasciava il campo. Grandi fischi per l'arbitro, Fabbri di Ravenna, quando a inizio ripresa ha fermato ingiustamente una bella ripartenza di Zaniolo, che ha rifilato una manata (nettamente involontaria) sul petto di Casemiro, che si è buttato a terra con le mani sul naso: l'intensità delle proteste era quella di una gara ufficiale, non sembrava neppure un'amichevole. Intensità sonora notevole, cori continui - da "Maracanà, Maracanà / siamo venuti fino a qua" a "Voglio solo star con te", fino al semplice ma efficace "Roma Alè"- ma il picco si è raggiunto al 17' della ripresa, quando Fonseca ha richiamato in panchina Lorenzo Pellegrini, sostituito da Diawara, al debutto all'Olimpico, come Spinazzola. Per il 23enne centrocampista di Cinecittà Est c'è stata una vera e propria ovazione, tanti applausi anche per Florenzi e - pochi minuti dopo - pure per Diego Perotti, che ha lasciato il posto a Kluivert, ma nel caso del capitano c'è stata anche una sparuta minoranza che ha fischiato. E l'intensità dell'applauso degli altri, a quel punto, è sembrata quasi aumentare.

I rigori sono stati accompagnati da ovazioni e fischi per spaventare gli avversari, come se in palio ci fosse un turno di Coppa, e non un (bellissimo, eh) bonsai. Erano 30.487 i paganti - molti arrivati all'ultimo, con lunghe code ai cancelli - per un incasso di 644.580 euro: non è stata aperta la Curva Nord, un centinaio di madridisti nei Distinti lato Monte Mario, Curva Sud piena, pochissimi seggiolini vuoti nelle ultime file in alto dei Distinti lato Tevere, settore che a sua volta era quasi pieno, a parte lo spigolo superiore lato Nord. Sono apparsi dei nuovi posti, particolarmente pregiati, sopra i palchetti d'onore della Monte Mario, ricavati dove era la tribuna stampa, che rifatta, più larga e più in alto, sotto i gabbiotti della Pubblica Sicurezza: per ora questi posti nuovi non sono stati ancora messi in vendita. Il primo coro è stato contro Pallotta, replicato a un quarto d'ora dalla fine, c'era un piccolo striscione "Ciao Fabrì", firmato "R.V." dedicato a Diabolik, l'ex capo degli Irriducibili della Lazio freddato pochi giorni fa. Ma nelle orecchie, a due settimane dall'inizio del campionato, di nuovo all'Olimpico contro il Genoa, resta un tifo rumoroso e incessante. E negli occhi la squadra che, al termine della gara, va a centro campo ad applaudire i suoi tifosi.