Carissimi G & G, ci consentirete il vezzo del diminutivo che potrebbe conferirvi anche il civettuolo fascino di una coppia di fatto con un brand già affermato. In realtà sapete meglio di tutti che per conquistare il cuore dei vostri tifosi – meglio non chiamarli clienti: questo lasciamolo a chi dei suoi colori è costretto a farne commercio, dalle nostre parti è anche e soprattutto una questione di sentimento – dovrà passare ancora del tempo. Quindi potrebbe essere più giusto al momento chiamarvi semplicemente Guido e Gianluca, o più formalmente signori Fienga e Petrachi.

Sia come sia, il compito che il presidente Pallotta vi ha assegnato è tra i più complicati e vi riconosciamo che sin dai primi giorni, al netto degli errori per cui da queste colonne vi abbiamo già rimproverato e su cui al momento sarebbe ingiusto tornare, avete lavorato notte e giorno per restituire dignità ad un progetto finanziario e sportivo che l'ultima stagione aveva così pesantemente danneggiato. Abbiamo avuto solide testimonianze che voi e i vostri più stretti collaboratori avete preso a cuore la realtà romanista con un trasporto tale da ispirare fiducia, in un contesto ambientale e giornalistico complicato come quello italiano, dove anni di condiscendenza verso poteri industriali così ramificati possono rendere la vita difficile a chi quella condiscendenza non la dimostra. Vale per il presidente Pallotta, soprattutto per la vicenda dello stadio, ma anche per voi che non volete che la Roma, sia pure nelle difficoltà finanziarie in cui è costretta a dibattersi, diventi la succursale di qualcuno che al momento è più forte solo nella percezione di certi (ormai sgamati) giornalisti/banderuole.

Premesso tutto questo, però, ora è il momento che alle parole seguano i fatti. E noi, che questa fiducia ve l'abbiamo assegnata ascoltando i battaglieri concetti espressi in diversi incontri stampa a cui hanno fatto seguito ben riconoscibili comportamenti nei vari tavoli di mercato, siamo sicuri che questo accadrà. Così ci aspettiamo che su alcune faccende al momento ancora avvolte dalla nebbia dei dubbi si faccia luce al più presto. In particolare, ci preme conoscere il finale di queste storie.

1) Dzeko

Con l'Inter avete assunto una gagliarda posizione di forza in un braccio di ferro che ora dovrà essere portato fino alle estreme conseguenze, per evitare di dar tardivamente ragione a chi si faceva beffe della Roma nelle lunghe settimane di giugno e luglio, trattandovi come sprovveduti novizi pronti a piegarsi ai voleri di Marotta e Paratici. Dunque, il bosniaco – ammesso che sia questo il suo desiderio – vada pure dove vuole andare solo dopo che la Roma si sarà prima assicurata un'alternativa dello stesso valore (Icardi o Higuain, nelle condizioni che non costringeranno la società a correre troppi rischi finanziari: altre soluzioni last minute farebbero storcere il naso ai tifosi e complicherebbero molto il lavoro svolto sin qui da Fonseca) e ovviamente solo a patto che l'Inter paghi quanto richiesto. Altrimenti lo si obblighi a rispettare il contratto e a riscattare una stagione, l'ultima, davvero inferiore rispetto ai suoi standard. Varrebbe lo striscione esposto a Perugia: testa bassa e lavorare. E intanto lasciateli pure divertire su Instagram.

2) Il difensore

Anche qui serve un top-player, si individui chiaramente il bersaglio e si chiuda presto, a costo di pagare qualcosa in più rispetto a quello che era stato previsto nel budget. Sono soldi che torneranno. Dal valore del difensore che arriverà dipenderà una buona parte della competitività della squadra. Il piano tattico di Fonseca è ammirevole: ma il portoghese capirà presto che in Italia un Pinamonti qualsiasi può farsi beffe di una difesa troppo alta, soprattutto se allenato da una vecchia volpe come Andreazzoli, guarda caso primo avversario della stagione. E allora il quarto centrale in arrivo dovrà essere destinato, per carisma e valori tecnici, a diventare il primo del gruppo, il leader del reparto, il più forte. E dovrà essere per forza anche molto veloce oltre che bravo ad impostare. La velocità della gamba potrà rendere veloce anche l'impostazione del gioco. Sappiamo che non è facile, ma altrimenti non avreste accettato di rilanciare la Roma, no?

3) Gli infortuni

Nella scorsa stagione, la Roma ha fatto segnare il record degli infortuni, quasi doppiando le percentuali medie dell'incidenza dei muscolari sul totale degli infortuni. Cambiati i protocolli dovranno cambiare anche i risultati, a meno che non si voglia sostenere che sia l'aria viziata di Trigoria a intossicare i corpi degli atleti. In questo senso, però, sarà utile anche avere un rapporto più trasparente con l'esterno. Spiegare, com'è recentemente accaduto, che Veretout e Pastore svolgono sedute di lavoro differenziato, quando già si sa che mancheranno agli allenamenti veri per diversi giorni, non fa che alimentare il chiacchiericcio sulle loro condizioni. Ci avete assicurato che alla Roma sia finito il tempo delle gestioni non trasparenti. E noi ne siamo ben felici.

Il ds giallorosso Gianluca Petrachi @LaPresse

4) Schick, Florenzi e Zaniolo

Sappiamo bene che in fase di mercato non si può essere mai trasparenti fino in fondo, ma su certi giocatori chiave non è sbagliato a un certo punto assumere un profilo meno indefinito. A due settimane dall'inizio del campionato meno situazioni ambigue permangono e meglio l'allenatore può lavorare.

5) I laterali offensivi

Al momento gli esterni d'attacco sono tre. Ma Kluivert è ancora giovane e avrà bisogno di maturare soprattutto sotto il profilo tattico e Perotti sembra entrato nella fase in cui il meglio di sé è già lasciato alle spalle. Un quarto attaccante sembrerebbe indispensabile. E lì difficilmente potrà essere impiegato con profitto Zaniolo. Nicolò è una mezzala che può adattarsi semmai a interpretare altri ruoli del centrocampo: la scorsa stagione insegna che a nulla serve trascinarsi equivoci tattici per settimane.

6) Le risposte

Ultima considerazione: non fate che queste e altre legittime domande che vi rivolgono i tifosi restino a lungo senza risposte. Come avete già sperimentato sulla vostra pelle, altri dirigenti parlano più spesso e finiscono per orientare anche il sentire comune di tifosi e giornalisti. A volte persino dei calciatori. È bastata un'estate di chiacchiere, ad esempio, a convincere tutti che l'Inter fosse un porto più sicuro della Roma. A noi piace sempre chi lavora in silenzio e con profitto. Ma in questo calcio comunicare direttamente ai tifosi può essere non solo utile, a volte diventa persino necessario.