C'è molto calcio e c'è molto amore, come sempre nella sua vita. L'ultima scelta di Daniele De Rossi, che sarà ufficializzata solo quando il Boca Juniors avrà ceduto probabilmente al Cagliari il finora non famosissimo centrocampista uruguaiano Nahitan Michel Nandez Acosta per liberargli il sesto slot straniero disponibile, è in linea con quella che finora è stata la sua condotta morale e professionale: è stata una scelta d'amore, per un club e una tifoseria (hincha, in argentino) che hanno sempre avuto un posto nel suo cuore e che in queste ore hanno già mostrato tutto il loro entusiasmo, ma anche per il club che ha invece rappresentato tutta la sua vita, la Roma, che non ha voluto tradire neanche dopo essere stato in qualche modo tradito.

Daniele De Rossi vuole ancora giocare al calcio e per farlo emigrerà (lunedì) spostandosi di più di 11.000 chilometri, scansando anche la proposta della Fiorentina («sono stato anche ossessivo con lui», ha detto Montella) dopo aver rifiutato a priori quelle di club più esotici dove si va a svernare e a guadagnare gli ultimi spicci, e quelle di club italiani che non si sarebbero fatti alcun riguardo sentimentale a tesserarlo. Ma lui sì. Se li è fatti. «Ma potrei mai indossa' ‘na maglia a righe?», ha scherzato con qualche amico. E pure quella a tinta unita viola gli avrebbe fatto alla fine troppo strano, anche se ci ha pensato e ne è stato lusingato.

In questi giorni Daniele ha ascoltato e ha chiesto, si è informato, ha parlato con gli amici, i parenti, con la moglie Sarah e con se stesso, ha passeggiato a piedi, corso in moto, volato oltre gli oceani per riflettere fino in fondo, immaginando ogni scenario possibile, sempre correndo (spesso all'Acqua Acetosa) per tenersi in forma. Si è visto con la maglia da "mister" al fianco di Roberto Mancini a guidare la Nazionale (l'unica offerta alternativa al calcio giocato che realmente l'ha fatto tentennare), si è visto in campo a San Siro e a Firenze, e a Los Angeles e alla Bombonera e alla fine ha deciso. Per capire meglio la sua scelta abbiamo chiesto un parere a Lele Adani, grande conoscitore del calcio sudamericano e grande amico di De Rossi: «Daniele - le sue parole emozionate - è stato spodestato dalla sua casa madre, e va a riappropriarsi della casa del calcio, torna alla sua essenza primordiale. Il calcio in quella zona del mondo esprime il massimo della passione. Segue il talento, la follia, la libertà espressiva e pochi al mondo sanno esprimere questi concetti del football come Daniele De Rossi. Tolto dalla sua casa, sceglie la casa del calcio, facendo il percorso contrario di chi di solito comincia là e poi viene qui. Una scelta rivoluzionaria, ritrovando se stesso in quel luogo magico del mondo calcistico. È davvero una cosa senza precedenti. Tutti quanti, di qualsiasi tifoseria, riconoscono in lui un grandissimo spessore. Se Daniele De Rossi rinuncia a qualsiasi proposta per ritrovar se stesso in quella casa, va a riappropriarsi dell'essenza del calcio. È una pagina bellissima della storia del calcio».

Oltre alle emozioni che questa scelta suscita - e chissà quanti televisori romani s'accenderanno sulle partite del Boca attraverso le emittenti che ne deterranno i diritti - poi c'è la parte pratica. E scegliendo calcio vero, De Rossi andrà incontro ai severi giudizi di critici e tifosi in attesa. E già sui social network ci si è divisi, proprio come accade in Italia, tra gli entusiasti a priori per l'idea che una stella del calcio italiano abbia scelto il Boca in nome di un vecchio amore spesso evocato e i più pessimisti, che rimproverano invece al presidente Angelici di aver appoggiato l'idea del ds Nico Burdisso dimenticando l'età del giocatore tesserato (35 anni tra una settimana), i suoi problemi fisici (i dubbi sulla tenuta del ginocchio e i guai muscolari dello scorso anno), la sua tenuta atletica (non gioca una partita da tre mesi e il campionato comincerà la prossima settimana) e anche certi limiti finanziari del Boca (Daniele sarà pagato 500.000 euro per sei mesi). Una storia tutta da seguire.