Occhi socchiusi per via del sole, ma vispi e attenti, quelli di Gianluca Petrachi: il nuovo direttore sportivo ha assistito al primo allenamento della Roma 2019-20. La sua Roma, la Roma di Paulo Fonseca, che sul campo centrale del "Fulvio Bernardini" assieme al suo staff ha dato i primi dettami alla squadra. Petrachi, a bordocampo assieme a Morgan De Sanctis (di fatto promosso a braccio destro del ds), ha seguito passo per passo la seduta mattutina: una presenza, la sua, tutt'altro che banale, anzi fortemente simbolica. A dimostrazione del fatto che il nuovo corso giallorosso passa dal contatto con il campo, dal lavoro quotidiano e dalla totale comunione di intenti.

Tutti aspetti, questi, che Petrachi ha ribadito più volte nel corso della sua conferenza stampa di presentazione: chi vuol stare nella Roma, deve starci con tutti i sentimenti, altrimenti è libero di partire verso altri lidi, ma solo dopo aver fatto recapitare a Trigoria un'offerta ritenuta vantaggiosa. «Non ci faremo strozzare», ha detto il ds leccese: un chiaro messaggio a tutti quei calciatori che stanno meditando l'addio, o che hanno già deciso di andare altrove. L'ultima parola spetta alla Roma, e in particolar modo a Petrachi. Che in tal senso lavorerà (e lo sta già facendo) in piena e costante simbiosi con Paulo Fonseca. Tutti uniti per raggiungere un traguardo comune: da qui passa la rinascita giallorossa.

Attaccamento

Gianluca sta sul pezzo, da uomo di campo qual è. Non solo per le oltre 200 presenze tra Serie A e B («Sono stato un calciatore, seppur non di grande prestigio», ha detto in conferenza), ma anche per una carriera dirigenziale che è partita proprio da lì, a due passi dalla linea di fondo: team manager ad Ancona, prima dell'approdo al Pisa come responsabile dell'area tecnica prima e ds poi. Per lui parleranno i risultati, ma intanto Petrachi ha dettato le condizioni basilari per il nuovo corso romanista: senso d'appartenenza prima di tutto. Per la Roma si lotta, tutti insieme: staff tecnico e dirigenziale, allenatore e squadra. L'«anno zero» giallorosso non può prescindere dalla voglia di rivalsa.

E in tal senso l'intesa con il tecnico portoghese (definito dal ds «un'opportunità») è più che evidente: Fonseca stesso, nella conferenza di lunedì, ha ribadito più volte l'importanza del senso di appartenenza, del carattere, della necessità di una Roma che sia composta da uomini, prima ancora che da calciatori. Una squadra con gli attributi, insomma, operaia come impostazione mentale e predisposizione al sacrificio, ma che sappia entusiasmare i tifosi mostrando un bel calcio. L'era degli orpelli e della filosofia è al bando: d'ora in avanti ci vorranno sudore, determinazione e voglia di gettare il cuore oltre l'ostacolo. Per Petrachi non esiste altra maniera per rinascere.