Come spesso gli è capitato nel recente passato, durante l'estate 2018 Stephan El Shaarawy viene inserito da pochi nella possibile formazione titolare per la stagione che si appresta a iniziare. L'arrivo di Kluivert e Pastore, il finale in crescendo di Perotti e Ünder, perfino l'agognata rinascita di Schick, lo pongono in secondo piano nelle previsioni. Quasi sottovalutato. Lui come da abitudine consolidata non fa una piega, evitando parole fuori posto e dichiarazioni sopra le righe. Resta in attesa, sapendo che il suo momento arriverà, molto più spesso di quanto prevede chi sta all'esterno.

E anche se nelle prime tre giornate si barcamena fra panchina e spezzoni di gara, dall'inizio o da subentrato, il suo rendimento è costante. Alla quarta contro il Chievo arriva la rete che lo sblocca in campionato, che però non serve a evitare il clamoroso pareggio casalingo con doppia rimonta subita. Il Faraone torna a sedersi in panchina a Bologna, in uno dei momenti più bassi della gestione Di Francesco. Che dalla gara successiva in poi decide di affidarsi al numero 92 senza più alcun tentennamento. Stephan ringrazia e segna, poi disputa un ottimo derby e conclude il trittico di successi fornendo l'assist decisivo per Dzeko a Empoli.

Al San Paolo realizza una rete che rischia di essere pesantissima, ma viene vanificata dal pareggio napoletano nel finale. Contro la Sampdoria sfodera la sua prestazione migliore, almeno per quanto riguarda il primo scorcio di stagione, realizzando una doppietta di pregevolissima fattura. Quei gol restano gli ultimi del 2018, perché dopo Udine El Shaarawy finisce fuori causa per un infortunio al bicipite femorale che lo colpisce all'inizio della sfida di Champions al Real. Dopo sette partite disputate interamente nelle ultime otto, il Faraone è costretto a rinunciare al ciclo di dicembre, rientrando soltanto alla prima del nuovo anno solare contro il Torino. Il ritorno è con i fuochi di artificio: un rigore procurato e il gol vittoria sono le sue firme sul match.

La domenica dopo a Bergamo arriva il bis nell'illusorio triplo vantaggio sotto la neve. Poi ancora una rete col Chievo, dopo aver giocato soltanto la parte finale della gara contro il suo ex Milan. Nelle due partite successive si dedica ai compagni più che a se stesso, procurandosi un rigore determinante con il Bologna e servendo l'assist (ancora a Dzeko) della vittoria a Frosinone. Quando arriva Ranieri il Faraone è ancora protagonista, realizzando il primo gol della nuova gestione tecnica.

Poi però si rompe più di qualcosa: prima il rapporto con Dzeko, con il quale ha un diverbio a Ferrara non indolore (la Roma rimedia una cocente sconfitta che complica ogni piano di rimonta in classifica) e successivamente ammesso anche dall'allenatore. Come se non bastasse, Stephan viene colpito dal suo secondo infortunio muscolare di stagione - al polpaccio questa volta - che lo costringe a restare fuori nei match contro Napoli e Fiorentina. Rientra nel finale della gara di Genova contro la Samp e ritrova la maglia da titolare nel turno successivo con l'Udinese, quando con una magia manda in porta il bosniaco e suggella la pace nel reparto offensivo, quantomeno sul campo.

La griffe di pregio la riserva a uno stadio che conosce bene: in casa dell'Inter timbra il vantaggio con un gran destro a giro, che per la prima volta da quando è a Roma gli vale la doppia cifra in campionato. Anche senza segnare però è sempre fra i migliori (media voto 6,33, la terza della rosa dopo De Rossi e Mirante), ma chiude con l'undicesimo centro, contro il suo ex Genoa. A conferma di una continuità finalmente trovata.