È stato lui a far esordire Leonardo Spinazzola in Serie A, il 31 agosto 2014, quando aveva 21 anni e subentrò per 8' a Marcelo Estigarribia alla prima giornata di campionato in Atalanta-Verona. Stefano Colantuono, al momento in vacanza e in attesa di vedere cosa gli riserverà il futuro dopo le dimissioni per ragioni personali di dicembre scorso da allenatore della Salernitana, che allora allenava i nerazzurri, ha il ricordo di «un ragazzo con personalità e carattere, che non è mai troppo nel calcio e serve sempre, purché indirizzato a cose positive e sia nell'interesse della squadra. Chi ha carattere ha più chance di arrivare in alto».

Era giovane, non giocò tantissimo (2 presenze in campionato, fu impiegato di più in Coppa Italia, dove trovò anche il gol): «Era un gruppo di ragazzi molto promettenti ma collaudato, lui arrivò come esterno alto. Poi però si è espresso meglio come esterno difensivo, ha avuto un'evoluzione sia da terzino o come quinto di centrocampo. Aveva grande corsa e grande forza, riusciva a coprire tutta la fascia. Anche in B dove fu mandato a "farsi le ossa" non giocò moltissimo perché doveva ancora entrare nel meccanismo».

E entrare in un processo di maturazione che probabilmente, a 26 anni, dev'essere ancora completato del tutto: «La partita di Champions con l'Atletico Madrid è stata molto importante, ha fatto vedere tutte le sue potenzialità che ne hanno fatto un giocatore che è nel giro della Nazionale. È chiaro che essendo in un grande club lo spazio può essere minore, inoltre non va dimenticato che è stato un po' sfortunato, subendo un grave infortunio e non è riuscito ad avere grande continuità».

Continuità che Spinazzola può trovare adesso nella Roma, dove, con tutta probabilità sarà un titolare o quasi: «Non deve cullarsi su quello che è stato e sono convinto che dal punto di vista morale, essendo un lavoratore e un bravo ragazzo non avrà difficoltà».

Nello scambio che ha portato l'ex Juve e Atalanta alla Roma, i giallorossi hanno messo sul piatto della bilancia un giovane di prospettiva come Luca Pellegrini: «Dire oggi chi ci guadagna di più è difficile, lo vedremo più avanti, magari già a fine campionato. Pellegrini ha ancora fatto vedere poco, anche se le sue caratteristiche sono quelle di un giocatore importante (si parla già di un altro anno in prestito via Juve, ndr), deve ancora mostrarsi pienamente. L'operazione di mercato ci può stare, Spinazzola è sicuramente più pronto».

Operazione che ha condotto Gianluca Petrachi, il nuovo direttore sportivo romanista, fresco di nomina, che con Colantuono ha di fatto iniziato la sua carriera nel 2009-2010 al Torino: «Gianluca è molto preparato, ricordo che fu un'intuizione di Cairo, era un giovane e affiancava Foschi che poi si dimise e Petrachi iniziò il lavoro con me. Rifacemmo una squadra da capo con giocatori sconosciuti e riuscimmo ad arrivare in finale del campionato di Serie B, sulla quale ci sarebbe molto da dire e sfiorammo la vittoria. Petrachi scoprì D'Ambrosio, me lo fece vedere in un dvd, nessuno ne aveva sentito parlare, lo prendemmo dalla Juve Stabia e fu una scelta azzeccatissima. Se ha deciso per questa operazione Spinazzola-Pellegrini mi fido di lui, a Roma può fare bene, ha già l'esperienza giusta in tutti questi anni di Toro».

Petrachi spalle larghe, dunque, quelle che servono per lavorare in un grande club come la Roma e anche per essere affianco e a supporto di un tecnico come il portoghese Paulo Fonseca, che esordirà nel campionato italiano e che per molti, nonostante i titoli conquistati in Ucraina, è visto non proprio come un extraterrestre ma sicuramente come una scommessa: «Non posso parlare molto di un tecnico che conosco poco, ha un curriculum che dice che ha fatto bene. Credo che valga un po' per tutti, c'è curiosità».