Annunciato ieri dalla Roma, Petrachi sarà a partire dal primo luglio il quarto direttore sportivo dell'era americana dopo Sabatini, Massara e Monchi. Nato a Lecce il 14 gennaio del 1969, il nuovo ds romanista è cresciuto accompagnato dalla fisarmonica e dalla voce di papà Bruno, grande esponente della musica folk salentina scomparso nel 1997, ma a differenza di suo fratello Enzo, che ha seguito le orme del padre, ha deciso di assecondare il ritmo del pallone, prima in campo e poi dietro una scrivania.

Da Ancona a Torino

Una volta appesi gli scarpini al chiodo nel 2003, Petrachi ha subito iniziato a prendere dimestichezza con il ruolo dirigenziale. Dopo l'esperienza come team manager all'Ancona (2003-2006) e come ds al Pisa (2006-2008), Petrachi è arrivato al Toro nel dicembre del 2009 come vice di Rino Foschi, diventando direttore sportivo a tutti gli effetti il 6 gennaio del 2010, dopo le dimissioni dello stesso. Uno dei suoi primi colpi è stato D'Ambrosio, preso in comproprietà dalla Juve Stabia il 12 gennaio dello stesso anno e acquistato a titolo definitivo in estate. Dopo aver fallito per due stagioni consecutive la promozione in Serie A, nel giugno del 2011 si affida a Ventura, ristabilendo il connubio che nella stagione 2007/08 portò il Pisa ad un passo dalla promozione in Serie A. Al primo anno in Serie A, indovina le mosse Cerci (preso a 6,75 milioni e rivenduto a 15) e Darmian (preso a 2,33 e rivenduto a 18). Nell'estate del 2013 punta su Immobile, prima in comproprietà a 2,75 milioni e nell'estate del 2014 a titolo definitivo (8 milioni), pochi giorni prima di cederlo al Borussia Dortmund a 19,4 milioni. Tra le cessioni più importanti c'è anche quella di Bruno Peres alla Roma, acquistato per 2 milioni dal Santos e rivenduto a 13,5 tra prestito e riscatto più bonus. Il suo amico Conte il 31 agosto del 2017 ha portato Zappacosta al Chelsea per 25 milioni di euro (al Toro era costato poco più di 4 milioni). Tra prestito (5) e riscatto (20), nel 2016 Cairo ha incassato la stessa cifra dal Napoli per Maksimovic, pagato 3 milioni complessivi alla Stella Rossa (0,5 milioni per il prestito e 2,5 per il riscatto).

Boyé galeotto

Nell'estate del 2017 Petrachi ha strappato Berenguer al Napoli, vendicando lo "scippo" Giaccherini. Un anno prima vinse la battaglia per Boyé, strappato proprio alla Roma. Sirigu (a zero) e Nkoulou (500mila euro per il prestito e 3,5 milioni per il riscatto) sono sicuramente i capolavori. Ma c'è anche un'altra faccia della medaglia, rappresentata dagli acquisti più cari della storia del club etichettabili come scommesse perse: Zaza (2 milioni per il prestito e 12 per il riscatto) e Niang (12 milioni).