AS Roma

La prima cosa bella

Venticinque anni fa l’esordio di De Rossi, in Champions contro l’Anderlecht. Un giorno che è stato la genesi di una leggenda tra le più grandi della storia romanista

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
30 Ottobre 2026 - 07:30

Alla vigilia della festa degli incubi, un sogno inizia a prendere forma: è quello di un giovane ragazzo di Ostia, biondo, dagli occhi chiari. Ama il calcio, che in casa è di famiglia da sempre, dato che suo padre era stato un calciatore. Lui, il ragazzo, quel 30 ottobre 2001 sta per coronare il suo desiderio più grande: diventare un calciatore professionista. Scalpita lì a bordo campo, lo sguardo serio, concentrato, per nulla spaventato: lo sguardo di chi ha le idee chiare. 
Non solo sta per debuttare nel calcio professionistico, ma sta per farlo con la maglia della Roma, la sua squadra del cuore. E sta per farlo con il tricolore sul petto, perché in quel momento «i campioni dell’Italia siamo noi», come recita quel celebre coro nato proprio nella caldissima estate del 2001. Il ragazzo ascolta le indicazioni di Fabio Capello, un mostro sacro del calcio; se uno come lui decide di buttarti dentro, vuol dire che te lo meriti.

Vuol dire che, dopo tanta gavetta, forse è arrivato il momento di raccogliere i frutti del tuo lavoro. La Roma con lo Scudetto sul petto è già qualificata alla seconda fase a gironi della Champions League, e quella partita - disputata un martedì sera - è una formalità al punto che gli Under 16 entrano gratis. Sugli spalti ci sono poco meno di 30mila spettatori. L’avversario è l’Anderlecht, passato subito in vantaggio con Mornar, ma raggiunto a inizio ripresa da Delvecchio. Capello per l’occasione ha dato spazio a molte seconde linee, da Siviglia a Guigou, passando per il serbo Ivan Tomic. È proprio lui, al 70’, a lasciare il campo al biondo con il numero 27. 
Nessuno, forse nemmeno lui nei suoi sogni, può immaginare che quella è la prima di 616 presenze in maglia giallorossa. Nemmeno lui, forse, può immaginare che 17 anni più tardi guiderà la Roma alle semifinali di Champions League, ribaltando il Barcellona di Messi, Suarez e Iniesta. In quella stagione collezionerà altre tre presenze, tutte in Coppa Italia, ma per l’esordio in Serie A dovrà attendere più di un anno, esattamente il 25 gennaio 2003, contro il Como sul neutro di Piacenza. Intanto, però, in quei 20’ disputati contro i belgi, ha inizio la leggenda di un ragazzo di nome Daniele De Rossi.

Un ragazzo che, nel tempo, si rivelerà un tifoso in campo, un leader all’interno del rettangolo verde e negli spogliatoi, un calciatore in grado di scrivere pagine indelebili nella storia della Roma: uno che ha segnato sotto la Sud nel giorno dell’addio di Totti e che lì s’è inginocchiato quando ha salutato, mentre De Gregori cantava che «il vero amore può nascondersi, confondersi, ma non può perdersi mai». Quel ragazzo biondo in fondo è rimasto dalla stessa parte, sempre e per sempre.

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