AS Roma

Il Rombo sfiorò Roma

Prima dello Scudetto a Cagliari, Gigi Riva avrebbe potuto vestire la maglia giallorossa. Lo confermò lui stesso: «Ho sempre amato il calore dei romani». Viola lo cercò anche come dirigente

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Vittorio Cupi
27 Ottobre 2026 - 07:30

Il 19 maggio 1974, prima di Roma-Cagliari, il presidente Gaetano Anzalone consegnò un premio a Gigi Riva. Pensava fosse un modo per omaggiare la conclusione della sua esperienza a Cagliari, fatto che veniva ormai dato per scontato. Era l’ultima giornata del primo campionato dopo lo Scudetto rossoblù iniziato senza Manlio Scopigno in panchina. Il “filosofo” era passato proprio alla Roma, ma l’avventura era durata poco e al suo posto era arrivato Nils Liedholm. 
L’allenatore dei sardi era Giuseppe Chiappella, che disse chiaramente: «Con una valida contropartita, Riva potrebbe anche andare via. Posso intervenire con certi limiti, è la società che decide». Anche se poi il tecnico sembrò quasi intavolare uno scambio: «Mi piacerebbe avere o Cordova o De Sisti».
Sarebbe finita con Riva ancora al Cagliari, Chiappella all’Inter, Cordova e De Sisti ancora alla Roma. Probabilmente una trattativa non ci fu mai, anche se in passato c’era stata la possibilità di vedere colui che sarebbe diventato il più forte centravanti nella storia del calcio italiano con la maglia giallorossa. Proprio lui, in un’intervista alla rivista Giallorossi del novembre 1982, ebbe modo di dire: «A venticinque anni avrei potuto trasferirmi a Roma, è vero.

Ero a un bivio della mia vita, non solo della carriera. Roma, i romani mi sono sempre piaciuti, per il calore genuino, per la competenza della folla, per una specie di comunione d’intenti manifestatasi tante volte. Ma scelsi la Sardegna, terra che è diventata anche mia». 
Ci avrebbe provato anche Dino Viola, a farlo arrivare da dirigente, ruolo che per un po’ aveva ricoperto al Cagliari. Il racconto è sempre di “Rombo di Tuono” e risale al 1989: «Mi telefonò Viola in persona. Avevo fatto le mie esperienze nel Cagliari, anche come presidente e consigliere, tra alterne fortune. La chiamata mi lusingò. Significava che, ricordandosi qualcuno di me, la gestione del Cagliari Calcio non era stata poi così disastrosa. Viola mi disse che aveva bisogno di un uomo con la mia immagine da mettere al fianco di Eriksson, ma solo per rendergli meno gravoso il rapporto con lo spogliatoio. Nuovo dell’ambiente, giovane, con idee rivoluzionarie in fatto di schemi e gestione della squadra, aveva ricevuto qualche resistenza all’interno del gruppo. La cosa mi parve interessante e nell’insolita veste, ma non troppo, mi ci vedevo. Poi l’esonero di Eriksson mandò all’aria ogni discorso. Peccato, perché sentivo che avrei potuto lavorare bene. E visto che non era stato possibile arrivarci da calciatore, mi avrebbe fatto immensamente piacere venire a Roma da dirigente».

A una trattativa di mercato è legato anche il primo Roma-Cagliari della storia, una partita amichevole disputata il 13 aprile 1933 a Campo Testaccio di fronte a tanti tifosi. Quasi tutti erano venuti per vedere Domenico D’Alberto, attaccante ungherese naturalizzato italiano che, secondo quanto riportato dal Littoriale, «è già un sicuro giallorosso per la stagione prossima». D’Alberto in realtà sarebbe arrivato solo nel 1935, chissà se a causa di una prestazione non proprio scintillante quel giorno, in cui la Roma vinse 10-2 e lui fu annullato da Pasolini. Avrebbe poi comunque trovato il modo di farsi apprezzare, soprattutto nell’eroico campionato 1935/1936 disputato dai giallorossi che sfiorarono il titolo e iniziato proprio con un suo gol decisivo all’esordio in Roma-Torino 1-0.
Fino al 1959 i Roma-Cagliari sono stati solo amichevoli e, dopo due gare di Coppa Italia, i sardi giocano all’Olimpico per la prima volta in campionato soltanto il 13 settembre 1964 e con in campo proprio Gigi Riva nella partita vinta 2-1 dalla Roma grazie a un autogol di Greatti e a una rete di Francesconi. Alla fine il Cagliari, al suo esordio in Serie A, non solo si sarebbe salvato, ma avrebbe anche chiuso il campionato sopra a una Roma condizionata dai problemi economici che portarono alla colletta del Sistina. Lo Scudetto del Cagliari sarebbe arrivato nel 1969/1970, con la Roma capace di rendere la vita molto dura ai rossoblù nella partita dell’Olimpico finita 1-1, con i gol di Domenghini e Peirò.

La raccontò benissimo Ricky Albertosi, portiere dei futuri campioni d’Italia: «Per tutto il campionato mi sono quasi riposato. All’Olimpico ho recuperato con gli interessi. I giallorossi tiravano sempre». «Se avessimo un grande centravanti – gli fece eco Cordova – lotteremo per lo Scudetto anche noi».
Il tricolore sarebbe arrivato nel 1983, iniziando proprio contro il Cagliari. All’Olimpico, alla prima di ritorno, il portiere dei sardi Malizia se la passò un po’ come Albertosi nel 1970. Alla fine cedette di fronte a un colpo di testa di Falcao, che fu anche espulso per fallo di reazione. «Un campione non dovrebbe reagire così», disse Liedholm. «Si vede che non sono un campione», rispose lui. Con malizia. E Gigi Riva? «Non vedo chi possa impensierire la Roma – disse, da dirigente del Cagliari – Sicuramente vincerà lo scudetto». Senza malizia.

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