In questo periodo è tutt'altro che facile parlare della ROMA. Anche tra amici eh. Accuse, offese personali, veleno e tronfi «Lo avevo detto» da pesare tanto al chilo. E così, prima di scrivere questo articolo, mi sono chiesto quale poteva essere un argomento capace d'unire invece che di dividere. Vi confesso che non è stato facile.

Perché, soprattutto il giorno dopo la conferenza stampa di Francesco Totti, sarebbe impensabile aspettarsi qualcosa di diverso da una vera e propria guerra di religione: "Tottisti" contro romanisti. Dimenticando che le due fazioni in guerra dovrebbero prendersi a braccetto invece che a spallate visto che sostengono la stessa squadra. Di De Rossi, invece, sono proprio io che preferisco non parlarne. Perché c'ho la ferita ancora aperta. E non credo si rimarginerà mai.

E allora potrei scrivere di mercato?
Macché. Per adesso meglio limitarsi ad osservare per cercare di capire cosa accadrà in questa che si preannuncia come una lunga, tormentata e problematica estate. Una cosa però è già chiara a tutti: almeno fino al trenta giugno in aeroporto ci si andrà solo per accompagnare qualcuno alle partenze. Biglietto di sola andata.
Addio.

Potrei parlare allora dei senatori di questa squadra e della loro probabile voglia di motivare i più giovani al riscatto dopo questa stagione finita da poco ma già archiviata sotto la lettera V di Via Crucis? Neanche: salutato De Rossi stanno già saltando sul trolley anche Edin Dzeko e, molto probabilmente, Kolarov.

Cosa? Ah, sì: ci sarebbe Manolas. Ma pure del greco, per adesso, meglio non farsi il sangue amaro visto che ieri veniva dato per certo alla Juventus, oggi al Napoli e domani chissà, magari all'Inter di Antonio Conte. Ecco, l'ho nominato... Conte: altro argomento che riesco a trattare solamente avendo a disposizione almeno una bustina di Gaviscon. Fatemi controllare: le ho finite.
Allora manco di lui ho voglia di parlare.

Così come di Franco Baldini... sarà che l'ho così tanto amato alla fine del secolo scorso che in questo, di secolo, di lui non riesco a condividere più niente.
Ecco, forse questo articolo dovrebbe parlare proprio di questo: di niente. Uno spazio vuoto perché tanto, in questo momento, qualsiasi argomento potrebbe rivelarsi una miccia incendiaria se pensate che anche un accorato FORZA ROMA potrebbe aprire il sipario su un aberrante quanto qualunquista campionario di frasi fatte tutte molto simili a: «E certo, continuate a difenderli».
Cosa?!? Chi?!?

FORZA ROMA, tutto maiuscolo, non appartiene a nessun presidente, direttore sportivo, consulente esterno, calciatore... perché FORZA ROMA è di tutti. Non è un passaggio interlocutorio ma un punto d'arrivo. Non è un pretesto, ma un ideale. Non è un ragionamento, ma un sentimento.
Non si baratta, si strilla.

Ecco finalmente di cosa potrei parlare: di questa meravigliosa follia che tiene in vita il calcio e perciò la ROMA, che di questo sport è la parte migliore. Potrei scrivere, allora, dei tredicimila innamorati aprioristici a cui non è fregato un cazzo (in certe occasioni la parolaccia fa le veci del punto esclamativo) di conoscere il nome del nuovo centravanti per scegliere se rinnovare o meno l'abbonamento.
Potrei parlare di tutti quelli per i quali i preliminari di Europa League non avranno solamente il significato di sofferenza pregressa ma anche, e soprattutto, di partite ufficiali più vicine. Vicine come Pinzolo: solo seicento chilometri.
Ci vogliamo andare?

E chissenefrega se per il mercato ancora da fare e i nazionali in vacanza c'avremo davanti solamente tanti giovani Primavera e un mucchio selvaggio di giocatori appena rientrati dai prestiti: ci sarà la ROMA.
Ecco allora di cosa avrei dovuto parlare in questo articolo invece che perder tempo dietro a tutti quei lividi che non riescono ad unire ma che sanno solamente dividere.
Ma vuoi vedere che è proprio questa la soluzione?